Dal vino alla frutta a quello in polvere, tutti i gusti sono gusti

Dal vino alla frutta a quello in polvere, tutti i gusti sono gusti

Un giro a "Non chiamatelo vino", la mostra organizzata dalla Coldiretti all'ultimo Vinitaly

Notizie dal mondo agroalimentare:
prodotti, mercati, tecnologie, processi di filiera

14

Aprile
2022

Dal vino dealcolato a quello zuccherato, dal vino in polvere a quello alla frutta, dal finto rosato al vino annacquato. Sono solo alcune delle ultime pratiche enologiche che si stanno diffondendo nel mondo, al centro della prima mostra Non chiamatelo vino organizzata a casa Coldiretti durante il Vinitaly, favorite dall’estensione della produzione a territori non sempre vocati e senza una radicata cultura enologica.

Ricordiamo che l'Unione europea ha autorizzato nell’ambito delle pratiche enologiche l’eliminazione totale o parziale dell’alcol anche nei vini a denominazione di origine. A parere di Coldiretti "In questo modo viene permesso ancora di chiamare vino un prodotto in cui sono state del tutto compromesse le caratteristiche di naturalità per effetto di trattamento invasivo che interviene nel secolare processo di trasformazione dell’uva in mosto e quindi in vino".

Tra le pratiche "alternative" c’è anche lo zuccheraggio del vino che è ad esempio permesso nell’Unione Europea ad eccezione di Italia Spagna, Portogallo, Grecia, Cipro, Malta e in alcune aree della Francia che rappresentano però circa l’80% della produzione comunitaria.
Negli Stati Uniti - riferisce la Coldiretti - è consentita l’aggiunta di acqua al mosto per diminuire la percentuale di zuccheri secondo una pratica considerata una vera e propria adulterazione in Italia.
Miscele di vini da tavola bianchi e rossi per produrre un "finto rosè" vietate in Europa sono possibili invece in Nuova Zelanda e in Australia.

L’Unione europea - spiega ancora la Coldiretti - ha dato il via libera anche al vino senza uva con l’autorizzazione alla produzione e commercializzazioni di vini ottenuti dalla fermentazione di frutti diversi dall’uva come lamponi e ribes molto diffusi nei Paesi dell’Est.

I veri falsi

L’ultima frontiera dell’inganno, spiega Coldiretti, è nella commercializzazione molto diffusa, dal Canada agli Stati Uniti fino ad alcuni Paesi dell’Unione europea, di kit fai da te che promettono di ottenere in casa il meglio della produzione italiana, dai vini ai formaggi. Si tratta di confezioni che grazie a polveri "miracolose" promettono in pochi giorni di ottenere le etichette più prestigiose come Chianti, Valpolicella, Frascati, Primitivo, Gewurztraminer, Barolo, Lambrusco o Montepulciano.
Quello dei falsi resta comunque un mercato molto florido dove i rischi riguardano l’utilizzo delle stesse o simili denominazioni per indicare prodotti molto diversi. Dal Bordolino argentino nella versione bianco e rosso con tanto di bandiera tricolore al Kressecco tedesco, ma ci sono anche il Barbera bianco prodotto in Romania e il Chianti fatto in California, il Marsala sudamericano e quello statunitense tra le contraffazioni e imitazioni dei nostri vini e liquori più prestigiosi che, calcola la Coldiretti, complessivamente provocano perdite stimabili in oltre 1 miliardo di euro sui mercati mondiali alle produzioni made in Italy.


Condividi su: