A cura della redazione
A partire da giovedì 3 settembre 2026, il Brasile verrà rimosso dall’elenco dei partner certificati per l’impiego di sostanze farmacologiche vietate dalle norme UE, incluse quelle che fungono da promotori della crescita.
Il bando della Commissione Europea riguarda l'importazione dal Brasile di alcune categorie di prodotti di origine animale, tra cui carni bovine, pollame, carne di cavallo, uova, miele e prodotti dell’acquacoltura.
Nonostante l’implementazione di nuovi protocolli di monitoraggio dal 1° luglio, Brasília attende ora che Bruxelles ne verifichi la reale efficacia con audit sul campo. Se per avicoltura e apicoltura lo sblocco potrebbe concretizzarsi già a novembre dopo le ispezioni, la carne bovina sconta tempi di adeguamento decisamente più lunghi. Si prospetta un’assenza dagli scaffali europei per i prossimi quattro anni. Restano salve le partite certificate ed esportate prima della data limite di settembre.
Le motivazioni dello stop
A maggio era stata ufficializzata la revoca dalla lista dei fornitori certificati, e a luglio, con la risposta del Brasile, che aveva annunciato una nuova strategia di compliance per l’esportazione di carni, prevedendo l’introduzione di un protocollo di certificazione volontaria focalizzato sul controllo rigoroso degli input produttivi, in particolare sulla presenza di antimicrobici, ritenuto non sufficiente dall’Europa. La decisione fa capo al Rapporto Finale di Audit DG(SANTE) 2024-8087, redatto a seguito delle ispezioni effettuate tra il 27 maggio e il 14 giugno 2024.
Lo scorso anno il Brasile è stato il secondo fornitore di carne bovina dell’Unione Europea dopo il Regno Unito, con circa 92mila tonnellate esportate per un valore di poco superiore ai 700 milioni di euro. Secondo i dati ISMEA, a maggio 2026, rispetto allo stesso mese del 2025, le importazioni italiane di prodotti brasiliani hanno registrato un incremento del 129% per il pollo e del 212% per la carne bovina.
La risposta brasiliana
Brasília preme per revocare il blocco prima della fine degli audit. Il presidente del Paese sudamericano, Luiz Inácio Lula da Silva, ha sollecitato l’UE a reinserire il Brasile nell’elenco dei fornitori certificati almeno per il pollo e il miele, in attesa che Bruxelles concluda le verifiche sui nuovi sistemi di monitoraggio degli antimicrobici.
La richiesta, inoltrata il 31 luglio a Ursula von der Leyen, si scontra con il cauto pessimismo delle autorità europee riguardo a una possibile accelerazione dei tempi.
L’esito dell’ispezione sul settore avicolo, condotta tra Paraná, San Paolo e Mato Grosso do Sul, è atteso per novembre.
Argentina e Uruguay, facenti anche loro parte del blocco del Mercosur, hanno già dimostrato la loro conformità agli standard europei: la limitazione della carne brasiliana e gli accordi tra l’Europa e il Mercosur viaggiano su binari paralleli. Infatti, tutti gli alimenti che entrano nel territorio comunitario devono rispettare le stesse regole di sicurezza alimentare.
Gli ormoni promotori della crescita
Il nodo critico è l’uso dell’estradiolo 17β, un ormone impiegato come promotore della crescita che, sebbene ammesso nelle pratiche zootecniche brasiliane, è rigorosamente proibito nell’Unione europea per le filiere alimentari, con lo scopo ultimo di tutelare la salute dei consumatori. Le verifiche effettuate dai tecnici della DG SANTE hanno evidenziato come le attuali procedure in Brasile non offrano garanzie sufficienti sull’assenza di trattamenti ormonali sui capi destinati al mercato comunitario. Il meccanismo di controllo, basato sull’autocertificazione dei produttori, non ha trovato riscontri attendibili presso il Ministero dell’Agricoltura (MAPA). L’assenza di un quadro normativo che imponga la registrazione obbligatoria dei trattamenti in azienda preclude, di fatto, una tracciabilità certa.
Fonti: ruminantia.it, vet33.it/
Foto: BillionPhotos
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