Cresce l'export di pasta prodotta in Italia: il 60% approda sui mercati esteri. Vale 4 mld

Cresce l'export di pasta prodotta in Italia: il 60% approda sui mercati esteri. Vale 4 mld

Tedeschi, americani e francesi i maggiori estimatori. In grande espansione i mercati di Australia e Canada

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prodotti, mercati, tecnologie, processi di filiera

27

Aprile
2026

A cura della redazione

La pasta prodotta in Italia è sempre più presente sulle tavole dei consumatori di tutto il mondo: oltre il 60% della produzione nazionale è infatti destinata all'estero nel 2025, raggiungendo più di 200 Paesi. Nel 2024 era il 58%.
I numeri sono comunicati da Unione Italiana Food che ha analizzato i dati ISTAT.
Ma continuiamo con l'analisi: la produzione di pasta italiana ammonta a 4,2 milioni di tonnellate su un quantitativo globale di 17 milioni di tonnellate. Il consumo pro-capite annuo è di 23,3 kg per ogni italiano.
Notiamo poi che le esportazioni nel 2025 hanno raggiunto 2.456.940 tonnellate (+2,1% rispetto al 2024) per un valore complessivo pari a 3.969 milioni di euro.

All'estero, chi si mangia la nostra pasta?

Della pasta esportata nel 2025, circa 1,3 milioni di tonnellate sono stati destinati ai Paesi dell'Unione europea, mentre la parte rimanente ha raggiunto Paesi terzi. L'export nei Paesi europei ha rappresentato il 51,9% del totale (+4% rispetto al 2024), mentre il restante 49,1% è stato indirizzato ai mercati extra UE: America (17,6%), Asia (10,6%), Oceania (2,0%) e Africa (1,1%).

Tra i mercati più recettivi del 2025 permangono Germania con 466.422 tonnellate (+3,7%), Stati Uniti con 315.018 tonnellate (+4,3%), Francia con 292.341 tonnellate (+4,7%) e Regno Unito con 279.342 tonnellate, in leggera contrazione (-1,4%).
Accanto ai mercati storici si evidenziano dinamiche particolarmente positive in Australia (+17,4%), Canada (+9,9%) e Polonia (+5,2%), mentre nell'Unione europea crescono anche Spagna (+4%) e Paesi Bassi (+6,4%).
A livello mondiale, invece, l'Oceania registra un aumento del 12,9% e l'America del 4,5%, mentre Asia (-6,7%) e Africa (-7,6%) mostrano una contrazione dei volumi.

Foto: 
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