CREA: quarantena e abitudini alimentari. Cos'è mutato?

CREA: quarantena e abitudini alimentari. Cos'è mutato?

La necessità di stare a casa ha modificato le nostre scelte: mangiamo più sano, ma anche più dolci. Sprechiamo meno e siamo ingrassati. Questo e altro dal questionario OERSA del CREA

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28

Maggio
2020

Il lockdown ha inciso radicalmente sulle nostre scelte e sui nostri comportamenti. Ma, oltre ad impastare di più, come sono cambiate le abitudini alimentari? Per rispondere a queste domande l’OERSA - Osservatorio sulle Eccedenze, sui Recuperi e sugli Sprechi Alimentari del CREA Alimenti e Nutrizione ha condotto un’indagine nazionale, mediante un questionario messo a punto con l’intento di documentare e analizzare i mutamenti intercorsi nell’alimentazione quotidiana durante la quarantena.

Il campione

Hanno risposto circa 2900 persone, provenienti da tutte le regioni di Italia, di cui il 75 %  costituito da femmine e il 25% da maschi.
L’85% vive in famiglia e, di questi, il 22 % con bambini di meno di 12 anni, mentre l’11% vive da solo.
La fascia di età più rappresentata è quella di 30-49 (38,6%) e 50-69 (36%) anni. I giovani tra i 18 e i 29 anni sono il 24%.  
Gli intervistati sono caratterizzati da un elevato livello di istruzione (il 68%  è laureato e il 28,5% diplomato) e da una scarsa aderenza alla Dieta Mediterranea per il 60%.

I risultati  

Durante la quarantena, gli intervistati hanno dichiarato di aver aumentato il consumo di alimenti sani: verdura (il 33%), frutta (il 29%), legumi (il 26,5%), acqua (il 22%), olio extravergine d’oliva (il 21,5% ).
Ma parallelamente, ben il 44,5% ha ammesso di aver mangiato più dolci e il 16% di aver bevuto più vino.
Questo periodo è stato, inoltre, l’occasione per sperimentare nuovi cibi (40%) e nuove ricette (31%), migliorando le proprie abitudini alimentari (24%) e maturando abitudini ecosostenibili (fare la raccolta differenziata 86%, conservare e consumare alcuni alimenti acquistati in eccesso 83%, oppure mangiare tutto, inclusi gli avanzi 80%).

Il 44% degli intervistati è aumentato di peso per il maggiore apporto calorico, correlato a una minore attività fisica, che ha riguardato il 53% del campione. Dato che viene confermato dall’esigenza di mettersi a dieta, espressa in oltre il 37% dei casi.

"Pur con i limiti di un questionario auto-riferito e con un campione opportunistico - spiega Laura Rossi, ricercatrice CREA Alimenti e Nutrizione e coordinatrice OERSA -  si può osservare che le limitazioni imposte dalla quarantena non hanno avuto effetti totalmente negativi sull'alimentazione e sullo stile di vita del campione in esame. A fronte dell’aumento di comfort food (dolci), abbiamo però anche maggiori quantità di frutta, verdura e soprattutto legumi. Si tratta di dati in linea con quelli sulla spesa degli italiani nel primo trimestre del 2020. E che indicano che il tempo trascorso in cucina è stato orientato alla preparazione di piatti con ingredienti salutari. Tutto ciò ha favorito  momenti di convivialità e di condivisione del pasto e ha portato inevitabilmente, complice l’assenza di attività fisica, a un impatto sul peso".
"Più in generale  - continua Rossi - si conferma l'attenzione degli italiani a una gestione attenta del cibo che va da evitare gli sprechi all’impegno nel fare la raccolta differenziata. L’approvvigionamento di cibo non sembra essere stato un problema e l'attitudine alla spesa si è rivolta anche verso alimenti nuovi, con un occhio fisso ai costi troppo alti. I bambini sono stati più coinvolti nelle attività della cucina, mentre per gli anziani si evidenzia una percezione di difficoltà nel fare la spesa".

Infografica abitudini alimentari ISMEA


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