A cura della redazione
Prevenire lo spreco alimentare non è solo una questione di buone intenzioni. Incidono, e molto, anche fattori sociali, culturali e digitali. È quanto emerge dalla ricerca condotta dall’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo su un campione di 390 cittadini italiani, presentata a Milano durante l’evento finale di Scrap the Food Waste, il progetto realizzato da Will Media, AWorld, Unione Nazionale Consumatori (UNC) e dalla stessa Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo.
I fattori sociali, culturali e digitali rendono alcuni cittadini più virtuosi di altri nella battaglia al food waste. Stiamo parlando di donne, chi vive in aree rurali e chi segue un’alimentazione vegetariana o di base vegetale e con un ridotto consumo di carne e pesce. Insieme a loro chi è più coinvolto nell’uso, consapevole, di strumenti digitali, come le app, dedicati alla prevenzione degli sprechi alimentari.
Questi dati sono stati resi noti durante l’incontro dal titolo "Il cibo che non vediamo. Numeri, storie e scelte dietro allo spreco alimentare" che ha visto protagonisti i quattro partner del progetto, finanziato dall’European and Digital Executive Agency- HaDEA, nell’ambito del programma di finanziamento per la prevenzione dello spreco alimentare SMP Food.
Italiani spreconi, ma un poco meno
Secondo i dati diffusi in occasione della Giornata di prevenzione dello spreco alimentare del 5 febbraio, in Italia si spreca un po' meno cibo: 554 grammi pro capite ogni settimana, 63,9 grammi in meno nell’arco di un anno, vale a dire -10%. Ma aumenta l'insicurezza alimentare, cioè la condizione in cui le persone non hanno accesso regolare a cibo sufficiente, sicuro e nutriente per una vita sana, a causa di mancanza di risorse economiche.
In questo contesto, la somma delle perdite e degli sprechi alimentari è vergognosa: oltre 13 miliardi e mezzo il valore del cibo sprecato in Italia lungo tutta la filiera (dati elaborati dall’Università di Bologna/ Waste Watcher), pari a oltre 5 milioni di tonnellate di cibo. E vale 7 miliardi e 363 milioni nelle case.
Chi spreca meno in Italia?
La ricerca "Il cibo che non vediamo. Numeri, storie e scelte dietro allo spreco alimentare" è basata sull’elaborazione di un Indice di Prevenzione dello Spreco Alimentare (FWPI) che ha permesso di individuare i profili dei consumatori con i comportamenti più efficaci nella riduzione dello spreco domestico. Le donne, chi vive in aree rurali e chi segue un’alimentazione vegetariana o flexitariana adottano comportamenti più virtuosi nella gestione del cibo. Importante anche il ruolo del digitale: chi usa in modo consapevole social media e applicazioni dedicate alla riduzione dello spreco alimentare dimostra anche livelli più bassi di spreco stesso. La Generazione Z, in particolare, si distingue per l’impegno attivo nella ricerca di informazioni sul cibo, mentre l’interesse per le tematiche alimentari tende a diminuire con l’aumentare dell’età. C’è inoltre un legame fra la sensibilità verso la sostenibilità e comportamenti anti-spreco.
L’indagine evidenzia che le donne mostrano livelli più alti di attivismo digitale. Genere, area geografica e orientamento alimentare influenzano significativamente la prevenzione dello spreco alimentare. Un comportamento meno virtuoso in termini di spreco viene invece associato a una minore frequenza di utilizzo di social media e app.
Le persone con un FWPI più elevato dichiarano inoltre una maggiore sensibilità verso temi legati alla sostenibilità come l’economia circolare, le filiere alimentari corte e le motivazioni etiche o ambientali per il vegetarianismo.
I risultati della ricerca indicano dunque un allineamento tra conoscenze relative alla sostenibilità, sensibilità etica e pratiche concrete di riduzione degli sprechi, evidenziando l’importanza di strategie di comunicazione mirate che migliorino la consapevolezza dei consumatori e il coinvolgimento informativo. Nel complesso, gli strumenti digitali e un’informazione appropriata possono essere leve efficaci per aumentare la consapevolezza, rafforzare la coerenza comportamentale e promuovere una gestione alimentare responsabile. Le politiche e gli interventi dovrebbero integrare l’alfabetizzazione digitale e l’educazione alimentare.
Scrap the Food Waste: An Investigation of the Effect of Sociodemographic Factors and Digital Activism on Food Waste Prevention Behavior →
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