Carni dal Brasile: il Ministero riforma il sistema di compliance su antimicrobici e promotori della crescita

Carni dal Brasile: il Ministero riforma il sistema di compliance su antimicrobici e promotori della crescita

Cambiano i protocolli di ispezione e tracciabilità per rispondere alle restrizioni dell’UE ed evitare il blocco commerciale dal 3 settembre

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13

Luglio
2026

A cura della redazione

Il Ministero dell’Agricoltura, della Zootecnia e dell’Approvvigionamento del Brasile (MAPA) ha dato il via a un percorso per implementare nuove e più stringenti procedure di ispezione sulla produzione di carne e derivati destinati al mercato europeo. Lo ha fatto tramite l’Ofício-Circular nº 24/2026/CGCOA/DIPOA/SDA/MAPA per rispondere alla decisione di Bruxelles di rimuovere il Paese dall’elenco dei partner commerciali autorizzati, a seguito di un audit ispettivo condotto nella primavera del 2024 che ha evidenziato carenze nei sistemi di controllo dei residui farmacologici, e che diverrà pienamente operativo il 3 settembre 2026. Per evitare l’isolamento, il Brasile sta introducendo un sistema basato sulla certificazione volontaria e sul monitoraggio dei fattori produttivi, con particolare attenzione al divieto di antimicrobici durante l’intero ciclo di vita dell’animale.

Antimicrobici e tracciabilità

L’adeguamento ai requisiti europei richiede un cambio di paradigma nella gestione delle aziende agricole esportatrici. Al centro della questione tecnica vi è l’uso dell’estradiolo 17β, un ormone impiegato in Brasile per scopi auxinici, ovvero per promuovere la crescita, ma severamente vietato nell’Unione Europea per gli animali destinati alla produzione alimentare. La nuova strategia brasiliana prevede che gli stabilimenti conservino una documentazione verificabile che dimostri l’idoneità di ogni materia prima e di ogni animale certificato per l’Europa. Questo implica la creazione di protocolli di segregazione degli animali per assicurare che quelli destinati all’export non abbiano mai ricevuto sostanze vietate, una sfida non banale, data la complessità del sistema produttivo brasiliano. Infatti, sono pochi gli allevamenti brasiliani che gestiscono l’intero ciclo degli animali, dalla nascita all’ingrasso.
La gestione degli antimicrobici rappresenta un ulteriore pilastro della nuova normativa, con il Dipartimento di Ispezione dei Prodotti di Origine Animale (Dipoa) che ha già inviato linee guida operative per le filiere avicole, delle uova e dell’acquacoltura. Questi settori sono ora chiamati a monitorare costantemente i produttori di mangimi, garantendo che non vengano inclusi ingredienti vietati nell’UE, specialmente quelli riservati al trattamento delle infezioni umane. La capacità del Servizio Ufficiale brasiliano di valutare l’efficacia dei controlli interni sarà determinante per riconquistare la fiducia dei comitati tecnici di Bruxelles.

Un mercato florido da preservare

Nel 2023, il Brasile ha esportato circa 41.000 tonnellate di carne bovina verso l’UE, e l’impatto economico di una eventuale blocco totale è stimato fino a 1 miliardo di dollari all’anno. Mentre per le filiere a ciclo breve, come quella del pollo che dura mediamente 40 giorni, si prevede una conformità tempestiva, la carne bovina presenta criticità strutturali. Si stima infatti che nonostante la volontà del Ministero dell’agricoltura brasiliano, la maggior parte delle vendite di carne bovina verso l’Europa potrebbe rimanere sospesa per almeno due anni, il tempo necessario affinché i capi nati sotto i nuovi regimi di tracciabilità raggiungano l’età della macellazione.
Si prevedono ispezioni governative sul 10% degli animali presenti in ogni certificato di esportazione. Il Ministero ha inoltre stilato un elenco dettagliato di sostanze bandite che include antibiotici come carbossipenicilline, ureidopenicilline e cefalosporine di ultima generazione, oltre a un vasto spettro di antivirali. Qualora emergano sospetti sull’uso di tali molecole, gli impianti di lavorazione sono obbligati a bloccare immediatamente i lotti e a richiedere la tracciabilità completa, pena l’esclusione dal sistema di certificazione. 

Prospettive future

Il percorso intrapreso dal Brasile segna l’inizio di una profonda riforma per allinearsi a competitor regionali come Argentina e Uruguay che hanno già dimostrato la loro conformità agli standard europei. Sebbene la transizione comporti costi economici immediati e una riduzione temporanea dei volumi esportati, era improbabile che non avvenisse nel breve termine, o quantomeno prima del 3 settembre. Rimane comunque una certificazione volontaria per coloro che vorranno mantenere rapporti commerciali con l’Unione Europea. 

Fonte: ruminantia.it/
Immagine: callmetak


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