Bilanci, buone prospettive per la seconda metà dell'anno

Bilanci, buone prospettive per la seconda metà dell'anno

Riceviamo da Federalimentare e pubblichiamo i dati del bimestre marzo-aprile relativi al comparto alimentare

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Notizie dal mondo agroalimentare:
prodotti, mercati, tecnologie, processi di filiera

04

Giugno
2021

Il settore alimentare registra nel bimestre marzo-aprile una quota di export pari a 5.430,2 milioni di euro. Ne esce una variazione tendenziale del -4,6%, in recupero rispetto al -9,2% emerso nel gennaio precedente. A fianco della trasformazione, il settore primario si è smarcato, registrando nel periodo un aumento del +2,7%, in rientro peraltro rispetto al +6,2% di gennaio.

L’agroalimentare nel suo complesso ha perciò chiuso il bimestre con un consuntivo tendenziale del -3,1%, che dimezza il -6,2% emerso a gennaio.

L’export complessivo del Paese ha registrato a sua volta un tendenziale del -6,2%, in leggero recupero rispetto al -8,1% di gennaio. Il mercato comunitario si è mosso in modo meno pesante per il settore, segnando nel bimestre un più contenuto -3,0%.

Fra i mercati leader, quello della Germania ha sostanzialmente tenuto (-0,9%), mentre la Svizzera si è avvicinata con un -1,9%. La Francia ha chiuso il bimestre con un -6,6%. Molto pesante, secondo le attese legate all’avvio Brexit, il trend del Regno Unito, con un -16,1%.

Sia Francia che Regno Unito hanno peraltro parzialmente recuperato rispetto ai più pesanti delta negativi emersi a gennaio. In recupero anche gli USA, con un -11,0% che taglia in parte la forte caduta registrata a gennaio (-17,5%). In questo contesto, ha tenuto comunque il “valore unitario medio” dell’export di settore, con un guadagno indicativo nel bimestre di 3,1 punti.

Fra i principali mercati extra comunitari va segnalata la fortissima spinta nel periodo di Cina e Co-rea, rispettivamente col +51,7% e il +43,6%. A fianco, la Russia segna un 4,9%. Assai bene intonati, al momento, due mercati nordafricani come Tunisia (+108,2%) ed Egitto (+64,3%).

Nel complesso, la prima metà del 2021 si sta rivelando più difficile del previsto per l’industria alimentare nazionale. Il passo tendenzialmente del fatturato appare nettamente inferiore a quello dell’indice quantitativo di produzione, con inevitabile sacrificio dei margini: evidentemente il food & beverage non riesce a scaricare in modo adeguato la spinta dei maggiori costi di produzione. Una riprova in tal senso emerge dal confronto fra andamento dei prezzi alla produzione e al consumo del settore.

Ad aprile, secondo i dati appena diffusi dall’Istat, i prezzi alla produzione dell’industria alimentare sono aumentati con un tendenziale del +1,4%, a fronte di un -0,8% dei prezzi al consumo dell’”alimentare lavorato”. Ne esce una forbice di 2,2 punti, per giunta in ampliamento rispetto quella di 1,7 punti emersa a marzo.

È chiaro che la spinta delle quotazioni delle materie prime riesce a scaricarsi solo in minima parte sui prezzi praticati a valle, in gran parte per la grande forza contrattuale della GDO. D’altra parte, la ripartenza di Ho.Re.Ca, ancora assente nei mesi in esame, non ha consentito al settore di recuperare su questo versante la marginalità persa nel principale filone dei consumi e i comparti di prima trasformazione hanno risentito in misura maggiore del fenomeno, in quanto esposti in primo impatto.

In ogni caso, a meno di onde di ritorno della pandemia, lo scenario italiano dovrebbe vedere una crescita del PIL 2021 fra il +4,2% e il +4,7%. È verosimile credere che, al suo interno, l’industria alimentare centri nella seconda metà dell’anno risultati importanti, tali da riscattare la faticosa partenza dei primi mesi e riportare i trend dei consuntivi di produzione ed export 2021 in prossimità di quelli, apprezzabili, registrati nel 2019.

Photo Credits:
Charanjeet Dhiman


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