Brevettato il processo che estrae i carotenoidi per i prodotti nutraceutici

Brevettato il processo che estrae i carotenoidi per i prodotti nutraceutici

Dall'ENEA l’estrazione selettiva della torularodina dai lieviti rossi con la CO₂ supercritica

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02

Aprile
2024

A cura della Redazione F&T

I ricercatori ENEA del Centro Ricerche La Trisaia (Matera) hanno brevettato un processo, facilmente trasferibile a livello industriale, che consente di estrarre dai lieviti rossi la torularodina, un carotenoide con proprietà antitumorali, antinfiammatorie e antiossidanti, utilizzabile nella produzione di nutraceutici e farmaceutici.

Studi scientifici hanno dimostrato che la torularodina ha un maggiore effetto sull’eliminazione dei radicali liberi rispetto al beta-carotene, risultando efficace contro il cancro al seno, alla prostata e nelle malattie neurodegenerative poiché migliora la disfunzione della memoria, lo stress ossidativo e la neuroinfiammazione.

Il procedimento di estrazione

Attraverso l'utilizzo della CO2 supercritica - una tecnica estrattiva che usa come solvente la CO2 in particolari condizioni di temperatura e pressione che le conferiscono proprietà intermedie tra lo stato liquido e quello gassoso - si effettua una estrazione selettiva della torularodina in due fasi successive.

"Nella prima, con l’utilizzo della sola CO2, si estraggono tutti i carotenoidi presenti nella matrice a eccezione della torularodina; nella seconda, la matrice residuale viene sottoposta a un’ulteriore estrazione con CO2 addizionata di etanolo, permettendo il recupero della torularodina che viene estratta con una percentuale uguale o superiore al 95% dei carotenoidi totali” spiega Vincenzo Larocca, inventore del brevetto insieme ai colleghi Mario Trupo, Alfredo Ambrico, Maria Martino, Rosaria Alessandra Magarelli, Roberto Balducchi e Anna Spagnoletta del Laboratorio ENEA di Bioprodotti e bioprocessi.

L'utilizzo

La produzione di torularodina su larga scala mediante questo nuovo processo biotecnologico permette, in un’ottica di bioeconomia circolare, di valorizzare gli scarti agroalimentari per la crescita di lieviti rossi e incentiva la cattura della CO2 dall’atmosfera in contrasto al climate change.

“Rispetto ai metodi estrattivi convenzionali, il nostro procedimento non utilizza le tecniche di separazione cromatografiche[1], minimizzando così l’uso di solventi potenzialmente nocivi ed evitando la produzione di scarti di difficile gestione. Inoltre, è condotto a basse temperature in modo da non danneggiare le molecole termolabili”, conclude Larocca.


[1] Processi che sfruttano la diversa affinità delle molecole da separare tra una fase mobile (solvente) e una fase stazionaria generalmente rappresentata da una colonna di assorbimento.

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