Alimenti bio: italiani, bravi produttori ma cattivi consumatori

Alimenti bio: italiani, bravi produttori ma cattivi consumatori

Cresce l'export del biologico agroalimentare (+8%). Da migliorare distribuzione sui mercati e informazione

Notizie dal mondo agroalimentare:
prodotti, mercati, tecnologie, processi di filiera

10

Maggio
2024

A cura della Redazione F&T

L'agroalimentare biologico è apprezzata a livello internazionale e i dati dell'export confermano la crescita degli ultimi anni: +8% nel 2023 (anno su anno, termine a luglio). Il valore complessivo remunerato dai mercati esteri è di 3,641 miliardi di euro, con un incremento del 203% rispetto al 2012.
Questi dati sono stati diffusi da AssoBio, l’associazione nazionale delle Imprese di trasformazione e distribuzione di prodotti biologici e naturali, al Cibus di Parma, nel corso del convegno su Internazionalizzazione del Bio Made in Italy, dedicato alle strategie e agli strumenti disponibili per gli operatori orientati a espandere la propria attività nei Paesi esteri. I risultati fanno parte della ricerca Il BIO italiano sui mercati internazionali, elaborata dalla piattaforma ITA.BIO di Nomisma e focalizzata sul ruolo dell'export bio Made in Italy, le opinioni delle imprese bio italiane e quelle del consumatore estero.

Il biologico italiano, tra successi e necessità di migliorare

Ne emerge la crescita del mercato interno del biologico italiano, giunto ormai a 5,474 miliardi di euro (+9%), con un incremento più marcato del consumo fuori casa (+18%, pari a 1,2 miliardi) rispetto al domestico (+7%, pari a 4,2 miliardi). Tanto buoni produttori ed esportatori quanto "cattivi consumatori", gli italiani spendono appena 62 euro l'anno procapite in alimentazione bio, lontani dai top 10 Paesi europei. La speciale classifica è guidata da Svizzera (437 euro), Danimarca (365 euro) e Austria (274 euro); restano distanti anche i paesi più vicini o simili per mercato, come Germania (181 euro) e Francia (176 euro).
Anche per questo, l'azione più efficace per dare supporto allo sviluppo del bio italiano, a livello nazionale e internazionale, sarebbe stimolare la domanda e la fiducia dei consumatori, secondo il 47% degli imprenditori italiani, soprattutto aumentando l'informazione sui vantaggi del biologico.
Segue la necessità di migliorare il contributo dell'agricoltura biologica alla sostenibilità (26%) e di stimolare l'offerta, quindi la conversione e la produzione (27%).

L'export del biologico incide per il 6% sul totale dell'export agroalimentare (che è pari a 62 miliardi di euro nel 2023, +5%) rispetto al quale dimostra una crescita più forte, anno su anno.

È il vino biologico ad avere il peso maggiore, pari all'8,5% (670 milioni di euro, +7%) sul totale dell'export enologico tricolore, mentre l'agrifood si ferma al 5,5% (2,9 miliardi di euro, +8%). E proprio il vino offre, nei Paesi nordici, le maggiori prospettive di crescita per il bio made in Italy (61% delle risposte tra le imprese italiane), mentre la Germania sembra il Paese più promettente sul versante dell'alimentare (55%).

La considerazione dei prodotti alimentari bio italiani è massima specialmente negli Stati Uniti, che mettono il made in Italy al primo posto della qualità nel 45% delle risposte ma è in Svezia e Danimarca dove il 65% dei consumatori intervistati afferma di aver comprato nell'ultimo anno per sé o per la propria famiglia almeno un prodotto alimentare biologico nostrano.
La Cina, un Paese con 1,4 miliardi di abitanti, dichiara la maggiore intenzionalità di consumo bio in futuro (61%).
Tra le leve da attivare a livello globale, emerge una base potenziale di consumatori di prodotti italiani biologici che potrebbe essere raggiunta migliorando la distribuzione a scaffale (la mancata presenza nei negozi è un ostacolo per il 42%) e l'informazione (il 34% afferma di non conoscerne le caratteristiche distinitive).

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