Acidi grassi trans: d'obbligo sotto il 2%

Acidi grassi trans: d'obbligo sotto il 2%

L'industria degli alimenti confezionati deve "alleggerirsi" per ridurre il rischio cardiovascolare in Europa

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02

Aprile
2021

L’Unità di prevenzione e protezione del CNR di Roma e la SIPREC, Società Italiana per la Prevenzione Cardiovascolare, in collaborazione con altre società scientifiche, hanno portato avanti una battaglia in Europa che è durata anni, ma che alla fine è riuscita a ottenere un’importante risultato: la Commission Regulation, vale a dire la regolazione del contenuto di acidi grassi trans nei prodotti industriali che, dal 1° aprile 2021, deve essere inferiore al 2% della quantità totale di grassi presente nel prodotto confezionato.

Ciò concorrerà a ridurre il rischio cardiovascolare in Italia e in Europa, come ben dimostrato da esperienze in altri Paesi europei e non. La Danimarca, che già nel 2004 ha attuato una politica di riduzione del contenuto di acidi grassi trans nei prodotti industriali, ha ridotto le morti cardiovascolari del 3,2%, dato migliore rispetto agli altri Paesi europei. Il comune di New York City ha imposto ai ristoranti di sostituire gli acidi grassi trans con grassi più salutari: anche qui, si è registrata una riduzione della mortalità cardiovascolare del 4,5% negli anni successivi a tale provvedimento restrittivo.

Ma l’obiettivo del CNR e della SIPREC è più ambizioso: eliminare l’impiego degli acidi grassi trans nei prodotti industriali entro il 2023, in linea con il piano Replace dell’OMS.

Acidi grassi, colesterolemia e mortalità cardiovascolare

Spiega il CNR in una nota che la correlazione tra il consumo dei grassi alimentari, la colesterolemia e la mortalità cardiovascolare è stata descritta in numerosi studi epidemiologici e di intervento. Se i grassi saturi, presenti soprattutto nelle carni dei ruminanti, negli insaccati, nei prodotti lattiero caseari, come il burro e i formaggi, in alcuni oli tropicali come l’olio di cocco o di palma, comportano un aumento della colesterolemia totale e Ldl, gli acidi grassi polinsaturi presenti soprattutto in oli di semi come il mais, il girasole, la soia (omega-6) o nelle noci e nel pesce (omega-3) e i monoinsaturi, come l'acido oleico, presente soprattutto negli oli d’oliva, nell’olio di arachidi e nell’olio di colza nella variante canadese denominato Canola, ma anche in alcuni grassi di origine animale come il lardo, tendono a ridurre la colesterolemia totale e Ldl.

Gli effetti sulla colesterolemia Hdl sono positivi per i grassi saturi, ancora positivi, ma di ampiezza minore, per i monoinsaturi e i polinsaturi di tipo cis e n-3.
Da questi dati, ben si comprende come l’effetto complessivo dei mono- e poli-insaturi sul profilo lipidico si associ a una significativa riduzione del rischio cardiovascolare.

Per quanto riguarda i grassi saturi, proprio in virtù di un effetto sui lipidi complessivamente neutro (aumento sia del colesterolo LDL sia HDL), le meta-analisi dicono che il loro rapporto nei confronti della mortalità cardiovascolare è sostanzialmente neutro, con un distinguo tra quelli di origine carnea, leggermente peggiorativo, e quelli di origine lattiero-casearia, leggermente protettivo.

Acidi grassi trans

Un discorso a parte, spiega sempre il CNR, va dedicato agli acidi grassi insaturi trans. Praticamente assenti nel mondo vegetale, nel quale i doppi legami hanno costantemente la conformazione cis, essi si trovano, seppure in quantità in genere limitate, nel grasso del latte, dei latticini, delle carni dei ruminanti.
La fonte alimentare prevalente dei trans sono i cosiddetti grassi vegetali parzialmente idrogenati di origine industriale: i trans si formano, infatti, durante la solidificazione degli oli effettuata per produrre le margarine.

Se attualmente la maggior parte delle margarine moderne, in genere soffici e spalmabili, è a basso tenore di trans, i grassi trans, per il loro costo contenuto e la loro stabilità, vengono ancora impiegati in molti prodotti da forno e preparazioni dolciarie, soprattutto industriali e di bassa qualità. Questi grassi tendono ad aumentare la colesterolemia totale e Ldl, e a diminuire il colesterolo Hdl, peggiorando quindi il rapporto tra queste due frazioni, ma soprattutto, possiedono un’azione pro-infiammatoria che concorre a spiegare le evidenze degli studi che indicano come un aumento del consumo di trans di origine industriale si associ a un aumento del rischio cardiovascolare.

Photo by Sarah Pflug


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