Sviluppo sostenibile, l'Italia è indietro

Sviluppo sostenibile, l'Italia è indietro

ASviS analizza la sostenibilità delle Regioni e la distanza dall'Agenda 2030: male il consumo del suolo, bene i terreni bio

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15

Dicembre
2020

ASviS, l'Alleanza per lo Sviluppo Sostenibile, ha presentato questa mattina il primo rapporto dedicato all'analisi della sostenibilità nelle Regioni italiane, I territori e gli obiettivi di sviluppo sostenibile, che misura se e in che tempi il Paese e i suoi territori riusciranno a raggiungere i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile a 10 anni dalla scadenza del piano d’azione sottoscritto nel 2015 da 193 Paesi, inclusa l’Italia. All'evento hanno partecipato il Portavoce di ASviS Enrico Giovannini e il Presidente Pierluigi Stefanini, e i rappresentanti delle istituzioni nazionali, regionali e locali. Tra questi Roberto Fico, Presidente Camera dei Deputati, Stefano Bonaccini, Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome.

Il nuovo Rapporto dell’ASviS presenta per la prima volta un quadro statistico integrato e una valutazione delle iniziative in corso a livello di Regioni, Province, Città Metropolitane e aree urbane. Contiene anche un quadro completo delle politiche nazionali per i territori (Piano Sud 2030, Strategia nazionale per le aree interne ecc.) e delle iniziative assunte a livello regionale e dalle città metropolitane per programmare strategie integrate di sviluppo basate sull’Agenda 2030.
La presentazione del Rapporto coincide con un periodo fondamentale per la politica italiana: proprio in questi giorni il Governo sta elaborando il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) da finanziare con i fondi del Next Generation EU e si sta predisponendo l’accordo di partneriato per i fondi europei destinati ai diversi territori italiani.

Quello che I territori e gli obiettivi di sviluppo sostenibile dimostra è che il nostro Paese è ancora lontano dai 17 goal, ma sempre più Regioni, Province e Città Metropolitane pianificano le loro strategie utilizzando come riferimento l’Agenda 2030 dell’ONU.

Con l’elaborazione di indicatori compositi per Regioni e Province relativi agli SDGs, che sintetizzano oltre 100 indicatori elementari riferiti al periodo 2010-2019, e di misure delle distanze dai target previsti per il 2030 per città metropolitane e aree urbane, l’ASviS ha integrato il Rapporto 2020 pubblicato a ottobre mostrando "il forte ritardo, aggravato dalla crisi pandemica, verso l’attuazione dell’Agenda 2030 e simulando l’andamento del Paese e dei suoi territori in chiave prospettica, sui prossimi dieci anni".

Gli obiettivi alla nostra portata...

Dall’analisi basata sulle tendenze degli ultimi anni, emerge che l’Italia potrebbe riuscire a centrare i target quantitativi associati solo ad alcuni Goal dell'Agenda 2030.
Per il Goal 2: il raggiungimento della quota del 25% di terreni destinati a colture biologiche.
Goal 3: la riduzione del 25% rispetto al 2013 del tasso di mortalità per le principali cause tra i 30 e i 69 anni.
Un progressivo avvicinamento ai target quantitativi si potrebbe determinare in quattro casi: Goal 4 che assicura un'istruzione di qualità, Goal 7 che garantisce l'accesso a sistemi di energia economici, affidabili, sostenibili e moderni, e Goal 13 che prevede l'abbassamento della quota di emissioni di gas serra.

...e quelli più lontani

Negative o decisamente negative appaiono invece le tendenze per i rimanenti 14 target quantitativi: Goal 1 per l'alta quota di persone a rischio povertà ed esclusione sociale, Goal 2 per l'uso dei fertilizzanti, Goal 3 per i numerosi incidenti stradali, Goal 5 per la scarsa parità di genere nel tasso di occupazione, Goal 6 per l'efficienza delle reti idriche, Goal 8 per il basso tasso di occupazione 20-64 anni, Goal 9 per la misera spesa in ricerca e sviluppo, Goal 10 per la grande disuguaglianza del reddito disponibile, Goal 11 per scarse qualità dell’aria e offerta del trasporto pubblico, Goal 12 per l'alta produzione di rifiuti, Goal 14 per la scarsità delle aree marine protette, Goal 15 per l'alto consumo di suolo e le poche aree protette terrestri, Goal 16 per la durata troppo lunga dei procedimenti civili.

"Le analisi dell’ASviS mostrano chiaramente che l’Italia non è su un sentiero in linea gli Obiettivi dell’Agenda 2030 e la crisi in atto impatta negativamente su ben nove di essi - ha commentato il Presidente dell’ASviS Pierluigi Stefanini - Per questo è necessaria e urgente una mobilitazione di tutte le energie sociali, civili, economiche e istituzionali del Paese ed è fondamentale l’impegno dei territori, e delle loro istituzioni, senza i quali non sarebbe possibile per il Paese raggiungere la sostenibilità economica, sociale e ambientale entro i termini stabiliti dal piano d’azione dell’ONU".

L'Italia virtuosa...

"Abbiamo voluto offrire un quadro statistico unico e una visione prospettica sia dell’Italia sia dei territori chiamati a realizzare le politiche necessarie per contribuire a portare il Paese fuori dalla crisi nel segno dello sviluppo sostenibile - ha sottolineato Enrico Giovannini, portavoce dell’ASviS -. Il lavoro dell’ASviS fa emergere disuguaglianze, punti di forza e debolezza, ma rivela anche, grazie all’analisi dei diversi territori, un’Italia attiva, resiliente e impegnata a realizzare il cambiamento, con risultati che in molti casi appaiono in grado di ridurre le distanze tra le diverse aree del Paese".

Per quanto riguarda le Regioni, gli indicatori compositi mettono in evidenza il loro posizionamento e andamento negli anni 2010-2019 per ogni Obiettivo di sviluppo sostenibile in relazione al dato nazionale, mentre gli indicatori relativi ai target quantitativi, oltre a misurare la distanza dai singoli obiettivi, ci dicono se, considerate le tendenze osservate negli ultimi anni, essi potranno essere o meno raggiunti. Ad esempio, rileva ASviS, oltre il 90% delle Regioni e delle Province autonome ha raggiunto o raggiungerà il 25% di superficie agricola utilizzata da coltivazioni biologiche; circa il 70% ridurrà del 25% rispetto al 2013 il tasso di mortalità per le principali cause tra i 30 e i 69 anni; oltre il 60% riuscirà a ridurre al 10% la quota di uscita precoce dal sistema di istruzione e formazione (18-24 anni) e circa il 50% a raggiungere una quota del 32% di energia da fonti rinnovabili sul consumo finale lordo di energia".

...e quella incapace

Di contro, oltre due terzi delle Regioni e delle Province autonome si sta allontanando o non si avvicinerà ai target relativi a: riduzione della quota di fertilizzanti distribuiti in agricoltura del 20% rispetto al 2018 e del tasso di feriti per incidente stradale del 50% rispetto al 2010; raggiungimento della parità di genere nel rapporto di femminilizzazione del tasso di occupazione (20-64 anni) e di una quota dell’80% nell'efficienza delle reti di distribuzione dell'acqua potabile; riduzione a 4,2 dell'indice di disuguaglianza del reddito disponibile; aumento del 26% dei posti-km offerti dal trasporto pubblico locale rispetto al 2004; riduzione del 27% dei rifiuti urbani prodotti pro-capite del rispetto al 2003; raggiungimento di una quota del 10% di aree protette marine; azzeramento entro il 2050 dell'incremento annuo di suolo consumato".

Nella foto ANSA: Enrico Giovannini, Portavoce ASviS


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