Green Deal, etichettatura nutrizionale: Bellanova insoddisfatta

Green Deal, etichettatura nutrizionale: Bellanova insoddisfatta

La Ministra esprime contrarietà ai negoziati europei. Troppo stringenti gli obblighi green per la filiera italiana che, evidentemente, non è pronta

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Notizie dal mondo agroalimentare:
prodotti, mercati, tecnologie, processi di filiera

04

Dicembre
2020

Durante il Bilaterale che la Ministra Teresa Bellanova ha tenuto con l'omologa portoghese Maria do Céu Antunes, la titolare del MiPAAF ha avuto modo di esprimere la sua delusione sui testi dei regolamenti PAC per i quali, a suo dire, è "necessario un lavoro comune per migliorarli. Meno rigidità e vincoli nella redazione dei piani strategici per rispondere realmente alle esigenze dei diversi Paesi".

Il Bilaterale si è svolto in videocollegamento il 2 dicembre 2020 ed è stato l'occasione per avviare il confronto in vista della prossima Presidenza del Consiglio dell'Unione europea del Portogallo, dal 1° gennaio 2021.
Bellanova, infatti, ha espresso l'augurio che si possa "giungere alla chiusura del negoziato sulla PAC nel corso del prossimo semestre e che, durante i triloghi, i testi dei regolamenti concordati in Consiglio possano essere ulteriormente migliorati."
Ci pare abbastanza incomprensibile, però, la soddisfazione che Bellanova aveva espresso, non più tardi dello scorso ottobre, a proposito dell'intesa raggiunta dai ministri dell'Agricoltura UE sulla Politica Comune 2021-2027.

"Green Deal: così non va!" Italia inadeguata?

La Ministra Bellanova ha ribadito le sue critiche alla governance definita dall'UE per le strategie verdi della filiera, mettendo ora in discussione anche il new delivery model. Ricordiamo che con questo modello, la filiera agroalimentare legata alla PAC, passa da un sistema incentrato sull’applicazione di regole, controlli e sanzioni, a uno schema focalizzato sulla performance, in termini di risultati e di efficacia della spesa. Il new delivery model dovrà essere attuato dagli Stati membri attraverso la predisposizione di piani strategici nei quali indicare come intendono raggiungere gli obiettivi previsti a livello europeo utilizzando gli strumenti della PAC. Questo nuovo modello, più equo e responsabilizzante, evidentemente non è ritenuto applicabile da Bellanova visto che richiede nuove procedure gestionali e finanziarie, oltre che l’adeguamento di quelle attuali. "L'architettura verde è stata molto dibattuta in Consiglio - ha sottolineato la Ministra - e l'Italia ne condivide gli obiettivi, ma siamo fortemente preoccupati per la complicazione e i pesanti oneri burocratici che il new delivery model si porterà dietro".

Anche il tema della gestione del rischio non è condiviso: "l'Italia ritiene che gli attuali strumenti debbano essere rafforzati, discorso che vale soprattutto per i Paesi mediterranei, più di altri sottoposti alle conseguenze dei cambiamenti climatici. Per questa ragione abbiamo proposto di dedicare una piccola quota dei pagamenti diretti alla creazione di un fondo di mutualizzazione: in Lussemburgo questa possibilità è stata accolta, ma le risorse dedicate sono assolutamente insufficienti. Per questo chiediamo che la percentuale dell'1% debba essere portata almeno al 3%".

Riguardo alla strategia Farm to Fork, Bellanova ha evidenziato la cautela italiana sul meccanismo delle raccomandazioni della Commissione tese a favorire l'allineamento tra Piani strategici e Strategia: "troppa rigidità - ha evidenziato - rischia di rendere difficile l'adeguatezza del Piano alle esigenze nazionali. Ritengo utile veicolare un messaggio chiaro alla Commissione da parte di tutti gli Stati membri, per ribadire la necessità che ai singoli Paesi sia garantita la flessibilità necessaria per adattare la strategia europea sul proprio territorio".

Sul biologico, ribadendo la condivisione con gli ambiziosi obiettivi ambientali della Strategia dal campo alla tavola e biodiversità, Bellanova ha indicato la necessità di promozione specifica del settore attraverso un Piano strategico senza "andare a discapito di un quadro normativo rigoroso, come lo è quello italiano. Da parte nostra - ha aggiunto la Ministra - abbiamo già adottato misure atte a rafforzare la fiducia dei consumatori, che potrebbero utilmente contribuire al futuro Piano strategico della UE. Tra queste l'istituzione di mense scolastiche biologiche nelle scuole supportata dal sostegno pubblico per evitare aggravi di costo sulle famiglie; una tassa di scopo a carico dei fitofarmaci e un fondo per la promozione di filiere e distretti di agricoltura biologica".

La Ministra ha ribadito il forte interesse italiano sul tema dell'innovazione tecnologica e dell'agricoltura di precisione: "due strumenti indispensabili per permettere al settore agricolo di raggiungere gli ambiziosi obiettivi della strategia Farm to Fork".

Etichettatura nutrizionale, la nostra croce

Durante il bilaterale è emersa anche l'insoddisfazione italiana dell'andamento dei negoziati europei sulle Conclusioni del Consiglio Agrifish in materia di etichettature nutrizionali. "Abbiamo già avuto modo di confrontarci a Coblenza sul tema e le trattative delle ultime settimane sulla bozza di conclusioni del Consiglio presentata dalla Presidenza hanno confermato la difficoltà di raggiungere un'intesa in Consiglio: a nostro avviso l'approccio non è stato del tutto neutrale" ha affermato la Ministra Bellanova, stigmatizzando in particolare come, attraverso l'accostamento tra etichettature e profili nutrizionali, si sia inteso rimandare a una logica non condivisibile di predeterminazione del valore nutrizionale degli alimenti da veicolare in etichetta.
Bellanova ha poi ricordato l'imminente pubblicazione in GU del Decreto che consente all'industria alimentare di adottare lo schema NutrInform Battery, varato per tradurre in concreto la visione italiana delle etichettature nutrizionali: taglio scientifico, informazione trasparente, approccio informativo ma non prescrittivo, esclusione delle DOP e IGP.

"So che la Presidenza portoghese intende dedicare molta attenzione al tema del diritto dei consumatori - ha concluso Bellanova - e proprio per questo invito ad approfondire anche il diritto alla trasparenza dell'informazione alimentare: i consumatori vogliono sapere da dove proviene un prodotto e cosa contiene. Dobbiamo aiutarli a comprendere e agire di conseguenza, senza voler sostituire al loro giudizio messaggi banali sulla presunta salubrità del cibo".


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