Dallo scarto dell'olio di oliva un distillato di salute

Dallo scarto dell'olio di oliva un distillato di salute

L'acqua di vegetazione è ricca di molecole antiossidanti: la start up Bioenutra ha brevettato una tecnologia che le estrae senza alterarne proprietà antinfiammatorie e antiossidanti

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25

Maggio
2020

Da rifiuto di difficile smaltimento a distillato di salute e bellezza: ecco Momast®, il prodotto che dà nuova vita alle Acque di Vegetazione Olearie derivanti dalla lavorazione dell'olio di oliva. Ricca di molecole antiossidanti, l'AVO può essere riutilizzata al 100% per produrre un complesso polifenolico attivo naturale con proprietà antinfiammatorie e antinvecchiamento utile all'industria cosmetica, nutraceutica, farmaceutica, alimentare e agrochimica. L'idea è della startup pugliese Bioenutra, tra le nove finaliste di BioInItaly investment forum & Intesa Sanpaolo startup initiative, il talent promosso da Assobiotec-Federchimica, Intesa San Paolo e Cluster Spring, per aiutare le piccole imprese innovative a caccia di investitori.

Per valorizzare il prodotto di scarto, gli esperti di Bioenutra hanno brevettato una tecnologia che permette di estrarre le molecole antiossidanti dall'acqua di vegetazione usando solo metodi fisici e meccanici che non ne alterano le proprietà. "Facciamo sequenze di filtrazioni a tagli molecolari definiti, senza usare solventi chimici", afferma Pasquale Moretti, direttore generale della startup nata nel 2014 a Ginosa, vicino Taranto. "A inizio anno abbiamo avviato la produzione nel nostro impianto pilota di Ginosa: lavora 500 litri di acqua di vegetazione al giorno e servirà a dimostrare la fattibilità industriale del nostro progetto".

Bioenutra, a cui sono andati i premi di Spring ed Ellen MacArthur Foundation, mira a trasformare un rifiuto in un prodotto ad alto valore aggiunto. "Viviamo in una zona votata all'olivicoltura, dove l'acqua di vegetazione - spiega Moretti - rappresenta un problema ambientale: può essere smaltita per spargimento su terreni agricoli ma in quantità limitate, pari a 5 chili per metro quadro. Un frantoio medio avrebbe bisogno di un ettaro di terreno ogni cinque giorni. Se pensiamo che in Puglia si producono 700mila tonnellate di acqua di vegetazione l'anno, capiamo la portata del problema". E intuiamo anche la ricchezza dei principi attivi che si possono recuperare.
 


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