Zenzero e curcuma: nessun dolore

Zenzero e curcuma: nessun dolore

Durante l'ultimo Congresso Internazionale di Anestesiologia si è dimostrato come il cibo è parte integrante della cura del dolore sia come sintomo sia come malattia

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05

Aprile
2017

Zenzero e curcuma contro il dolore cronico e le patologie psicologiche, ma attenzione, deve essere il medico a indicare che cosa mettere in tavola e non internet o i consigli degli amici. Sì, perché una corretta alimentazione non solo aiuta contro le infiammazioni, ma previene l'insorgere di patologie.
    Di questo si è parlato al Congresso Internazionale di Anestesiologia SIMPAR-ISURA di Firenze, organizzato dal professor Massimo Allegri dell'Università di Parma. I numeri aiutano a inquadrare l'argomento: sono 15 milioni, circa uno su cinque, gli italiani che soffrono di dolore cronico. I problemi più ricorrenti sono il mal di schiena e l'osteoartrosi, la quale coinvolge più di 4 milioni di persone e ha un costo di circa 3,5 miliardi di euro all'anno. Il 70% degli "attacchi" di artrosi è legato alla lombalgia. Poi ci sono la cefalea, che affligge 2 milioni di italiani, e i dolori neuropatici periferici come il diabete.
Uno studio dimostra come l’assunzione di un derivato della curcuma da parte di un paziente con osteoartrosi dia un risultato riconducibile all’assunzione di paracetamolo. Ne esiste uno anche sugli acidi grassi Omega3, con risultati analoghi. Risultati positivi anche per lo zenzero, frutta e verdure.

"La dieta mediterranea - spiega Maurizio Marchesini, anestesista e terapista del dolore dell'Università di Parma - riduce gli alimenti con caratteristiche pro-infiammatorie. La tendenza attuale per chi non rispetta un piano nutrizionale programmato e attento è quello di incorrere in un accumulo di calorie e grassi, che hanno una correlazione con l’infiammazione e con lo sviluppo del dolore. Quindi il dolore nelle ginocchia non è causato solo dal sovrappeso, ma dalla quota di sostanze infiammatorie legata alla cattiva alimentazione, che danneggia le articolazioni stesse. Lo dimostra il fatto che persone in sovrappeso hanno dolori anche alle piccole articolazioni, come le mani, in cui il peso non ha nessun ruolo". Manuela De Gregori, biologa nutrizionista del Policlinico San Matteo di Pavia afferma che questo regime alimentare "può essere utilizzato sia per le terapie cronico-oncologiche sia per quelle benigne, ma anche per i pazienti che devono sottoporsi ad un intervento chirurgico o per chi lo ha già subìto". Gli errori dovuti alla mancanza di educazione alimentare influiscono sulla gestione del dolore stesso. Il cibo, insomma, entra nella terapia sia quando il dolore va trattato come sintomo sia se è la malattia stessa.

Al Congresso è emerso anche un legame tra alimentazione e malattie psicologiche: bisogna quindi stare attenti a ciò che si mangia pure in caso di malattie neurodegenerative. Gli specialisti consigliano una dieta più variegata possibile, senza escludere alcun alimento. Sconsigliati alimenti con farine raffinate, le carni conservate, soprattutto di derivazione suina, l'uso di troppo zucchero raffinato e quello del saleMeglio sostituirli con le spezie che hanno anche proprietà antinfiammatorie.

 


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