VIVA Sustainable Wine, per il vino sostenibile made in Italy

VIVA Sustainable Wine, per il vino sostenibile made in Italy

Un’etichetta di eco-sostenibilità, garantita dal Ministero dell’ambiente, per accrescere la competitività sul mercato delle aziende italiane alla base del progetto pilota VIVA 

Notizie dal mondo agroalimentare:
prodotti, mercati, tecnologie, processi di filiera

08

Aprile
2013

È stato presentato oggi a Vinitaly VIVA Sustainable Wine (Valutazione dell’Impatto della Vitivinicoltura sull’Ambiente), il progetto avviato dal Ministero dell’ambiente nel luglio 2011 con lo scopo di misurare e migliorare le performance di sostenibilità della filiera vite-vino.

Partecipano nove aziende del settore (F.lli Gancia & Co, Masi Agricola, Marchesi Antinori, Mastroberardino, Michele Chiarlo, Castello Monte Vibiano Vecchio, Planeta, Tasca d’Almerita e Venica&Venica), scelte sulla base di criteri geografici e di prodotto, e affiancate da autorevoli partner del mondo della ricerca: Agroinnova, Centro di Competenza dell’Università di Torino; il Centro di Ricerca Opera per l’agricoltura sostenibile dell’Università Cattolica del Sacro Cuore; il Centro di Ricerca sulle Biomasse dell’Università degli Studi di Perugia.

Grazie all’individuazione di quattro indicatori (aria, acqua, territorio e vigneto) le aziende hanno potuto misurare l’impatto della loro produzione in termini di sostenibilità e intraprendere in tal modo, su base volontaria, un percorso di miglioramento.

I dati ottenuti, attualmente in corso di validazione da parte di un ente terzo indipendente, compariranno sull’etichetta con un valore numerico e grafico.

Il progetto intende infine definire le linee guida per una produzione sostenibile, sviluppare un codice che permetta una certificazione per le aziende che le adottano, formare tecnici per lo sviluppo di protocolli di sostenibilità nel settore e sensibilizzare il consumatore nel mercato interno e internazionale.

“Si sta puntando a una via italiana per la certificazione di eco-sostenibilità del settore – spiega il professor Ettore Capri dell’Università Cattolica - associando alla Carbon footprint anche la Water footprint e aggiungendo altri parametri di più ampia sostenibilità ambientale. L’impronta idrica comprende non solo il consumo dell'acqua contenuta fisicamente nel vino o nell'uva, ma anche quella impiegata in ogni fase della produzione, inclusa quella che deve essere depurata dalle contaminazioni prodotte. Per questo - conclude il professor Capri - l’impronta idrica di una comune bottiglia di vino non è pari al volume di vino contenuto ma 100-1000 volte superiore.”


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