Vino, si conferma il trend negativo negli USA

Vino, si conferma il trend negativo negli USA

Il mercato americano, pur confermando il crescente interesse per i vini, non dimostra più la predilezione per quelli made in Italy. Rimaniamo in testa sui fermi ma la concorrenza incalza, soprattutto quella francese

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11

Dicembre
2017

Mentre la Francia allunga decisamente il passo, rallenta ancora la commercializzazione del vino italiano sul mercato statunitense. Secondo l'Osservatorio Paesi Terzi di Business Strategies, le importazioni a valore dei vini made in Italy aggiornate ai primi 10 mesi di quest'anno hanno perso ulteriore smalto (+1,4%, a/a, fonte dogane) a vantaggio dei cugini d'Oltralpe (+16,4%) che già ci avevano superato nei primi 9 mesi del 2017, e della Nuova Zelanda (+8,3%). Nel primo mercato della domanda mondiale, che resta in grande ascesa (+6,4%), il market leader tocca a ottobre quota 1.393 miliardi di euro contro 1.352 miliardi nostrani, complice la recessione dei fermi imbottigliati italiani (-0,1%) a fronte della nuova impennata di quelli francesi, ora a +18,3%.

"L'Italia - ha detto la Ceo di Business Strategies, Silvana Ballotta - rimane in testa nel segmento dei vini fermi, ma è proprio dove tradizionalmente siamo più forti che scontiamo di più il recupero francese. Paghiamo il noto gap promozionale ma sembra anche che gli USA preferiscano festeggiare l'uscita dalla crisi alzando i calici dei nostri principali competitor". Per l'Osservatorio di Business Strategies il prezzo medio resta il principale tallone d'Achille, con i vini francesi che entrano nel mercato Usa ad un valore medio per litro di quasi 10 euro contro i 4,89 di quelli italiani (nel caso dei vini fermi imbottigliati il gap è minore ma pur sempre significativo: 7,96 euro contro i 5,07 euro dei nostri vini). Sotto media della domanda statunitense (+10,3%) anche le bollicine italiane (+7,6%), la cui quota di mercato si abbassa a poco più della metà sugli champagne francesi (+13,1%)


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