USA: i dazi impatterebbero pesantemente sul food made in Italy

USA: i dazi impatterebbero pesantemente sul food made in Italy

ISMEA calcola che l'entrata in vigore delle tariffe doganali minacciate da Trump costerebbe al nostro agroalimentare 2,2 miliardi di euro

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Notizie dal mondo agroalimentare:
prodotti, mercati, tecnologie, processi di filiera

10

Aprile
2019

I dazi che Donald Trump vuole introdurre sui prodotti comunitari potrebbero mettere a rischio 2,2 miliardi di made in Italy agroalimentare con forti effetti sulla bilancia commerciale del nostro Paese. Lo rileva l'ISMEA dopo l'annuncio di possibili dazi diffuso dall'amministrazione statunitense.

Il presidente degli Stati Uniti è intenzionato a fissare tariffe doganali per 11 miliardi di dollari che riguarderebbero i più svariati settori commerciali: dagli elicotteri a uso civile agli aerei e loro componenti, dall'industria tessile alla plastica, dalla carta agli alimentari. Per questo settore si parla di agrumi, pesce, burro e formaggi, olio di oliva, marmellate, vini e liquori.
Trump ha così twittato: "La UE si è approfittata degli USA sul commercio per molti anni. Questo finirà presto!"

Il motivo di fondo della nuova "guerra commerciale" risiede nello scontro fra l'americana Boeing e Airbus: il consorzio guidato dai francesi di Aérospatiale e dai tedeschi di Deutsche Airbus danneggierebbe il gruppo USA attraverso i sussidi erogati dall'Unione europea. E Boeing sta accusando un fortissimo colpo di immagine e commerciale a seguito degli incidenti aerei, l'ultimo in Etiopia lo scorso 10 marzo.

Anche se le tariffe saranno adottate solo dopo il via libera del WTO atteso in estate, si è già cominciato a fare i conti.
I balzelli punitivi andrebbero a impattare sul nostro export food&wine che nel 2018 ha raggiunto negli USA quasi 4,25 miliardi di euro. I prodotti più rilevanti sono il vino, la pasta, l'olio d'oliva e i formaggi ovvero quasi tutte le categorie che sarebbero penalizzate dall'eventuale introduzione di dazi. Nella black list si trova, ad esempio, il Pecorino Romano per le cui sorti il mercato USA ha dimostrato di essere determinante. È infatti il calo del 30% circa (-40% in volume) dell'export verso gli Stati Uniti che è alla base della drammatica crisi che sta vivendo il settore.

Un altro prodotto che potrebbe essere bersaglio dei dazi è l'olio vergine d'oliva il cui export verso gli USA, nel 2018, ha toccato i 359 milioni di euro, con un trend di crescita del 60% negli ultimi 10 anni.

Un duro colpo all'agroalimentare italiano - sempre secondo ISMEA - potrebbe derivare dall'applicazione dei dazi sui vini italiani. Attualmente gli USA coprono, con circa 1,5 miliardi di euro, un quarto del totale delle esportazioni enologiche italiane nel mondo. Un ruolo determinante in questa crescita è da attribuire al Prosecco i cui flussi verso gli USA sono cresciuti del 440% negli ultimi 10 anni, arrivando a quota 334 milioni di euro. Proprio il Prosecco è contemporaneamente alle prese con la Brexit. Infatti, l'export di vini italiani verso il Regno Unito ammonta a 827 milioni di euro nel 2018 (+1,9% sul 2017 e +79% sul 2009), pari al 13% delle esportazioni di vino italiane. Più della metà delle spedizioni oltre Manica sono rappresentate dai vini spumanti che, peraltro, hanno registrato una dinamica molto positiva nel decennio anche su questo mercato (+389 milioni di euro tra il 2009 e il 2018).

"Quello USA è il terzo mercato di destinazione per il food & beverage italiano, dopo Germania e Francia - ha dichiarato Raffaele Borriello, direttore generale dell'ISMEA - e rappresenta il 10% del totale delle esportazioni agroalimentari italiane. L'introduzione dei dazi per le nostre produzioni agroalimentari potrebbe avere pesanti conseguenze per le imprese italiane".


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