"True Italian Taste": i risultati

A 18 mesi dall'avvio del progetto realizzato da Assocamerestero con i fondi del MiSE per promuovere il cibo italiano nel mondo, sono oltre 600 le imprese e 65 i buyer esteri coinvolti in 1.500 incontri B2B, 900 i partecipanti alle masterclass. Nel 2018 in calendario altri 90 eventi e 15 masterclass all’estero, 5 incoming business e 2 educational per influencer

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05

Febbraio
2018

Assocamerestero - l’Associazione delle 78 Camere di Commercio Italiane all’Estero (CCIE), soggetti imprenditoriali italiani ed esteri, e Unioncamere - ha presentato i primi risultati dell’attività svolta sul Progetto True Italian Taste, a quasi due anni dall’avvio. L’iniziativa rientra nell’ambito della Campagna di promozione strategica per la valorizzazione del prodotto italiano in rapporto al fenomeno dell’italian sounding, promossa e finanziata dal Ministero dello Sviluppo Economico in collaborazione con ICE Agenzia ed è realizzata da Assocamerestero con il supporto delle Camere di Commercio Italiane all’Estero.

True Italian Taste ha lo scopo di ampliare la diffusione e la conoscenza dei prodotti agroalimentari autenticamente italiani, con l’obiettivo di aiutare il consumatore estero a distinguerli da quelli italian sounding, cercando di favorire un migliore posizionamento delle nostre imprese che oggi sono sempre più colpite dal fenomeno della agropirateria internazionale che fattura oltre 60 miliardi di euro.

In testa alla classifica dei prodotti più taroccati (rilevazione Assocamerestero) ci sono i formaggi a denominazione di origine DOP a partire dal Parmigiano Reggiano e dal Grana Padano, ma anche il Provolone, il Gorgonzola, il Pecorino Romano, l’Asiago o la Fontina. Poi ci sono i salumi più prestigiosi dal Parma al San Daniele seguiti da paste, sughi, prodotti da forno, oli, vini e biscotti.

La campagna

True Italian Taste è partito nel 2016 su nove piazze di USA, Canada e Messico con le CCIE di Chicago, Houston, Los Angeles, Miami, New York, Montréal, Toronto, Vancouver e Città del Messico, cui si sono aggiunte, dal 2017, dodici piazze europee con le CCIE di Barcellona, Madrid, Londra, Francoforte, Monaco, Bruxelles, Lussemburgo, Amsterdam, Lione, Marsiglia, Nizza e Zurigo. I destinatari delle azioni sono stati principalmente gli importatori di prodotti agroalimentari italiani, i distributori all’estero, i proprietari di ristoranti italiani all’estero della rete “Ospitalità Italiana”, i responsabili acquisti di catene alberghiere e negozi specializzati nelle aree di riferimento, i principali cuochi e food blogger dei diversi Paesi, i giornalisti di settore, i nutrizionisti e i testimonial del cibo.

I numeri complessivi di questi primi 18 mesi si possono riassumere così: sono stati organizzati sul territorio italiano fino ad oggi 1.500 incontri B2B con 600 imprese italiane e oltre 65 buyer esteri selezionati dalle CCIE; sono stati coinvolti nei paesi esteri 3.000 influencer e oltre 450 mila foodies in 90 eventi. Il progetto ha posto inoltre un forte accento sulla formazione degli addetti alle vendite, degli chef e degli operatori agroalimentari esteri con masterclass che hanno raccolto quasi 900 partecipanti.

Nel 2018 il Progetto prevede ancora 90 eventi e 15 masterclass all’estero, nonchè 5 incoming business e 2 educational per influencer in Italia. Inoltre proprio da quest’anno il progetto si aprirà anche all’Asia con le CCIE di Cina, Corea del Sud, Giappone, Hong Kong, Singapore, Thailandia e Vietnam.

Il mercato di riferimento

True Italian Taste valorizza in particolare i nostri prodotti agroalimentari certificati: l’Italia può contare su 818 Indicazioni Geografiche registrate a livello europeo, quasi 15 miliardi di valore alla produzione, che si traducono in 8,4 miliardi di valore all’export. Questi prodotti valgono adesso l’11% dell’industria alimentare e il 28% dell’export agroalimentare nazionale (nel 2015 era il 21%). 

A livello nazionale l’export agroalimentare tocca per la prima volta i 41 miliardi di euro nel 2017 con un incremento significativo del 7% rispetto allo scorso anno (elaborazione Coldiretti dalle proiezioni su base annuale dei dati Istat commercio estero a novembre). Quasi i due terzi delle esportazioni agroalimentari interessano i Paesi dell’Unione Europea, dove si cresce del 5%, anche se con diverse tendenze: in Germania le esportazioni alimentari sono rimaste più o meno stabili (+1%), in Francia si è verificato un balzo del 7% mentre in Gran Bretagna si è registrato un +2%. La spinta interessante di un mercato maturo come la Francia si deve in gran parte alle performance del “lattiero-caseario” (+15,4%) e del “dolciario” (+17,3%). 
Gli Stati Uniti, con un incremento del 6%, sono di gran lunga il principale mercato del nostro food fuori dai confini dell’Unione e il terzo in termini generali dopo Germania e Francia e prima della Gran Bretagna.
La crescita dell’export verso il nord America è determinata da comparti specifici quali la “trasformazione degli ortaggi” (+18,1%), il “dolciario” (+17,3%) e il settore delle “acquaviti e liquori” (+12,8%). 

Per quanto riguarda invece i mercati asiatici, dove presto il progetto approderà, è la Cina, con un incremento del 17%, a registrare un vero exploit di opportunità per il made in Italy, insieme con il Giappone (+39%).


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