"Palm oil free". Il burro va a ruba

Lo stop all'olio di palma dell'industria dolciaria ha causato un exploit dei consumi di burro che ha visto crescere le quotazioni alla produzione del 90%

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31

Maggio
2017

"L'addio all'olio di palma spinge verso una carestia a livello internazionale di burro, con un'impennata dei consumi che ha messo a rischio le forniture alle industrie dolciarie, le principali utilizzatrici". Lo afferma la Coldiretti in occasione della Giornata mondiale del latte, istituita dalla FAO nel 2001.

A livello nazionale un numero crescente di imprese ha fatto la scelta olio di palma free. Le quotazioni del burro alla produzione in Italia a maggio sono quasi raddoppiate, con un aumento di circa il 90% rispetto allo stesso periodo del 2016 alla Borsa di Lodi, dove anche il latte spot ha superato i 41 centesimi al litro, contro i 37 centesimi di appena tre mesi fa, secondo le rilevazioni della Coldiretti.

Un riposizionamento importante che avviene a poco più di un mese dall'entrata in vigore della legge che obbliga ad indicare in etichetta l'origine per tutti i prodotti lattiero-caseari.

"Le importazioni di olio di palma per uso alimentare sono diminuite in Italia del 41% nei primi due mesi del 2017 - commenta ancora Coldiretti -, con sei italiani su dieci che evitano di acquistare prodotti alimentari che contengono olio di palma, a conferma della diffidenza che sta portando un numero crescente di imprese ad escluderlo dalle proprie ricette".

Anche a livello internazionale si assiste ad un aumento dei consumi di burro, che sono cresciuti del 7% negli Stati Uniti, del 5% in Argentina e del 4% in Asia e in Australia nel primo trimestre dell'anno rispetto allo stesso periodo del 2016.


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