Food safety: cosa ne pensano gli europei

Food safety: cosa ne pensano gli europei

Pubblicati i risultati di una nuova indagine condotta dall'EFSA: 2 europei su 5 s’interessano alla sicurezza degli alimenti e 1 su 5 la considera la preoccupazione principale nel momento dell'acquisto

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Notizie dal mondo agroalimentare:
prodotti, mercati, tecnologie, processi di filiera

10

Giugno
2019

Per la maggior parte degli europei, la sicurezza alimentare è solo uno dei tanti fattori che, insieme al prezzo, al gusto, alla componente nutrizionale e all'origine dell’alimento, influenzano le abitudini e le scelte d'acquisto. Questo dato emerge da un nuovo sondaggio Eurobarometro curato dall'EFSA, i cui risultati sono stati pubblicati in occasione della prima Giornata mondiale della sicurezza alimentare che ricorre, per la prima volta da quest'anno, il 7 di giugno. Secondo le Nazioni Unite, la Giornata mondiale della sicurezza alimentare offre "a consumatori, produttori e governi la possibilità di riflettere su un aspetto dato spesso per scontato".

I risultati dell'indagine indicano che la maggior parte degli europei (il 55%) ha un alto livello di conoscenza dei temi che riguardano la sicurezza alimentare e due terzi ha cambiato il proprio comportamento dopo aver ricevuto informazioni su argomenti di sicurezza alimentare.

La prima indagine UE sulla sicurezza alimentare dal 2010

"Sono passati quasi 10 anni dall'ultimo sondaggio a dimensione europea condotto su questo tema. In questo lasso di tempo - ha dichiarato Bernhard Url, direttore esecutivo dell'EFSA - la società è molto cambiata e si è evoluto anche il modo in cui produciamo e consumiamo cibo".

Il sondaggio del 2019 è stato sviluppato in collaborazione con gli Stati membri dell'UE per recepire nuovi punti di vista e garantire un contatto più ravvicinato con i cittadini. Permette tuttora alcuni utili raffronti con i sondaggi precedenti.

"È rassicurante vedere che gli europei non si preoccupano troppo dei cibi nel loro piatto. Credo che ciò non sia un caso, ma avvenga piuttosto grazie ai progressi della scienza e della tecnologia, che hanno contribuito a migliorare gli standard alimentari e le pratiche igieniche", ha aggiunto Bernhard Url.

Salubrità: preoccupazione per antibiotici e ormoni negli allevamenti

Quando la sicurezza alimentare è un dato di fatto, non vi è una singola preoccupazione che predomina in tutti i Paesi dell’UE. Tuttavia vi sono tre questioni che emergono con maggiore frequenza in venti o più Stati membri: l'uso improprio degli antibiotici, ormoni e steroidi negli animali da allevamento (44%), residui di pesticidi negli alimenti (39%) e additivi alimentari (36%). Queste erano anche tra le principali preoccupazioni segnalate dall'Eurobarometro del 2010 sulla sicurezza alimentare.
Gli europei sembrano invece meno preoccupati di prima su questioni come gli OGM, mentre probelmatiche nuove come le microplastiche appaiono per la prima volta sul radar della sicurezza alimentare.

I cittadini: fiduciosi o perplessi?

In occasione della Giornata mondiale della sicurezza alimentare, le agenzie delle Nazioni Unite hanno sottolineato la fiducia che i cittadini ripongono in governi e produttori nel garantire la sicurezza degli alimenti.

In Europa, gli scienziati (l’82%, con un aumento rispetto al 73% del 2010), le organizzazioni dei consumatori (il 79%) e gli agricoltori (il 69%) godono tra gli europei dei più alti livelli di credito per quanto riguarda l'informazione sui rischi da alimenti. La fiducia nelle autorità nazionali (60%) e nelle istituzioni dell'Unione europea (58%) è piuttosto elevata e in linea con i risultati del 2010. Il rapporto evidenzia però che gli europei hanno una comprensione piuttosto limitata del funzionamento del sistema di sicurezza alimentare dell'UE.

Come nel 2010 è la televisione la principale fonte di informazioni sui rischi da alimenti per sette su dieci europei. Tuttavia, mentre un maggior numero di giovani si rivolge ai social media dopo la televisione (45% di quelli tra i 15 e i 24 anni), gli anziani scelgono fonti tradizionali come i giornali (46%) e la radio (30%). Bernhard Url ha aggiunto: "I risultati positivi ci sono, ma non dobbiamo riposare sugli allori. Dobbiamo tenere il passo con le preoccupazioni e i comportamenti degli europei, come previsto dalla recente riforma della legislazione alimentare generale. Non dobbiamo dare per scontata la loro fiducia. Il fatto che ci sia un'elevata fiducia negli scienziati è incoraggiante. Potremo aumentare ulteriormente la fiducia degli europei nei prodotti alimentari se ascoltiamo meglio le loro preoccupazioni e incrementiamo le opportunità di dialogo, in modo che essi possano comprendere meglio il contributo che la scienza apporta al sistema UE".
Eurobarometro: Rapporto sulla sicurezza alimentare nell'UE
Schede informativa per Paese
Mappe delle preoccupazioni in tema di sicurezza alimentare nei Paesi dell'UE

Le evidenze più importanti del sondaggio
  • I fattori decisivi per gli europei nell'acquisto degli alimenti sono la provenienza (53%), il costo (51%), la sicurezza alimentare (50%) e il gusto (49%). Il contenuto nutrizionale è leggermente meno importante (44%), mentre etica e convinzioni personali sono al posto più basso (19%). Nel complesso il 41% degli intervistati dichiara di essere "interessato in prima persona al tema della sicurezza alimentare". Solo appena più di un quinto degli europei (il 22%) afferma che la sicurezza è la sua principale preoccupazione nella scelta degli alimenti.
  • Due terzi degli europei (il 66%) ha cambiato le proprie abitudini di consumo dopo aver ricevuto informazioni su un rischio alimentare. Per il 33% la variazione è stata permanente; per il restante 33% solo per un po' di tempo.
  • I cambiamenti nelle abitudini di consumo sono più comuni tra le donne, nelle fasce di mezza età e nei soggetti con livelli di istruzione più elevati.
  • Le preoccupazioni più frequentemente citate sono "residui di antibiotici, ormoni o steroidi nelle carni" (44%), "residui di pesticidi negli alimenti" (39%), "inquinanti ambientali nel pesce, nella carne o nei latticini" (37%) e "additivi come coloranti, conservanti o aromi utilizzati in alimenti o bevande" (36%).
  • La fiducia è risposta in massimo grado negli scienziati (82%) e nelle organizzazioni dei consumatori (79%) per le informazioni sui rischi legati agli alimenti, seguiti dagli agricoltori (69%), dalle autorità nazionali (60%), dalle istituzioni dell'UE (58%), dalle ONG (56%) e dai giornalisti (50%). Meno persone hanno fiducia in supermercati e ristoranti (43%), industrie alimentari (36%) e celebrità, blogger e influencer (19%).
  • Poco più di 2 intervistati su 5 (il 43%) affermano che "ci sono regolamenti in vigore per garantire che il cibo che mangiamo sia sicuro". Tre persone su dieci (il 28%) sanno che "per decidere quanto possa essere rischioso mangiare un determinato alimento, l'UE si affida alla consulenza di esperti scientifici".
Lo studio ha rivelato notevoli differenze tra i Paesi dell'UE, catturate in dettaglio nel rapporto e riassunte per tutti i 28 Stati membri dell'UE in apposite schede informative (disponibili in inglese e nelle lingue locali).

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