Sale al 20% il contenuto minimo di succo di arancia nelle aranciate

Sale al 20% il contenuto minimo di succo di arancia nelle aranciate

Approvata alla Camera la norma che obbliga i produttori italiani di bevande all'arancia ad aumentare la percentuale di frutta in esse contenuta. Il ministro Martina e Coldiretti soddisfatti. Federalimentare e Assobibe s'infuriano

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prodotti, mercati, tecnologie, processi di filiera

13

Giugno
2014

Il voto in Aula alla Camera della legge Comunitaria nell'articolo riguardante "Disposizioni in materia di bevande a base di succo di frutta" ha portato all’approvazione della norma che aumenta il limite minimo di frutta nelle bibite analcoliche dal 12 al 20%. Così le bibite gassate prodotte in Italia che evocano col loro nome la frutta ricca di vitamina C, non potranno più contenere meno del 20% di succo di arancia.
Coldiretti esulta e Federalimentare si arrabbia.

Secondo Filippo Ferrua Magliani, presidente della Federazione che rappresenta l’industria alimentare italiana, nonché avvocato “la norma approvata è chiaramente incostituzionale: determina una discriminazione al contrario nei confronti dei produttori italiani e pone un freno immotivato alla libera iniziativa economica.”

Invece per il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo “è stata sconfitta la lobby delle aranciate senza arance grazie all’azione del governo che si è dimostrato vicino agli interessi reali delle imprese agricole e dei consumatori.”

Rimane il fatto che la sconfitta delle aranciate senza arance, la “grande battaglia di civiltà a difesa e valorizzazione del nostro made in Italy e a tutela della salute dei cittadini, specialmente dei bambini” dei capogruppo Pd delle commissioni agricoltura di Camera e Senato Nicodemo Oliverio e Roberto Ruta, è solo per i produttori italiani visto che la norma non si applica a quelli esteri.

Preconizza drammaticamente il presidente di Assobibe Aurelio Ceresoli: “I prodotti importanti dall’estero continueranno a essere disponibili sul mercato italiano anche se avranno una percentuale di succo inferiore. Il nuovo obbligo si tramuterà in un forte incentivo alla delocalizzazione, sostenibile dai grandi gruppi ma sicuramente a scapito delle piccole-medie imprese che rappresentano la tradizione italiana della produzione di bibite analcoliche.”

Va ricordato, però, che la percentuale minima di succo in Italia nelle cosiddette aranciate è già la più alta di tutti gli altri Paesi dell’Ue, dove la media è del 5%, e in molti non esiste neanche nessun tipo di vincolo; si sta continuando semplicemente a percorrere una strada già intrapresa che dovrebbe tradursi in “duecento milioni di chili di arance all'anno in più che saranno bevute dai 23 milioni di italiani che consumano bibite gassate” stando alle previsioni di Moncalvo di Coldiretti.

Franco Verrascina, presidente COPAGRI, si compiace visto che la nuova norma realizza “ciò che chiedevamo da tempo immemore, mentre dietro la scusa che la cosa andava affrontata e risolta nell'Unione Europa in Italia non si muoveva nulla in tal senso. Come COPAGRI abbiamo sempre sostenuto il contrario: intanto occorreva risolvere la questione in Italia e questo, al contempo, avrebbe rappresentato e rappresenterà anche un segnale importante per Bruxelles per discuterne e cambiare le regole negli stati membri dell'Unione. La decisione valorizza la produzione italiana di arance, già alle prese con una competizione sfrenata e spesso fondata su oneri e costi inferiori a quelli ai quali i produttori italiani devono fare riferimento e garantisce milioni di consumatori. Ora sì, l'iniziativa va portata in Europa.”

Secondo il ministro Maurizio Martina “Con l’intervento sulla percentuale di frutta nelle bevande, mettiamo in condizione la filiera agricola e quella alimentare di trovare una sempre maggiore collaborazione, in un’ottica di sistema.”


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