Rapporto GreenItaly 2018: l'economia verde fa grandi passi in avanti

Rapporto GreenItaly 2018: l'economia verde fa grandi passi in avanti

Il nostro Paese non si distingue solo per l'alto consumo del suolo e per le tante "terre dei fuochi", ma anche per un tessuto produttivo che investe nella sostenibilità e per una grande biodiversità animale e vegetale

Notizie dal mondo agroalimentare:
prodotti, mercati, tecnologie, processi di filiera

02

Novembre
2018

Si è tenuta a Roma, presso la sede di Unioncamere, la conferenza stampa di presentazione del Rapporto GreenItaly 2018, il nono della Fondazione Symbola e Unioncamere, promosso con il patrocinio del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, che fa il punto sulla situazione della green economy in Italia. I dati sono stati presentati da Ermete Realacci, presidente Fondazione Symbola, e Carlo Sangalli, presidente Unioncamere, alla presenza del sottosegretario di Stato al Ministero dell’Ambiente Salvatore Micillo.

Dai numeri emerge che un’azienda italiana su quattro ha fatto investimenti green negli ultimi cinque anni: sono oltre 345.000 le imprese dell’industria e dei servizi con dipendenti che hanno investito nel periodo 2014-2017, o prevedono di farlo entro la fine del 2018 in prodotti e tecnologie verdi per ridurre l’impatto ambientale, risparmiare energia e contenere le emissioni di CO2. E nel nostro Paese i "green job" sono diventati 3 milioni. La Lombardia è la Regione con il più alto numero di imprese investitrici: ne conta 61.650, seguono il Veneto con 34.797, il Lazio con 32.545, l’Emilia-Romagna a quota 28.270 e la Campania con 26.176. A livello provinciale Roma (25.082) e Milano (21.547) guidano la classifica delle imprese che investono in tecnologie green, staccando nettamente le altre province italiane. In terza, quarta e quinta posizione, con oltre 9.000 imprese eco-investitrici si collocano Torino, Napoli e Bari.

"Scegliere la via dell’economia verde - ha commentato il sottosegretario Micillo - è oggi l’unica strategia possibile, perché più competitiva, inclusiva e sostenibile”.
È innegabile che “a livello nazionale abbiamo ambiti di grande eccellenza, ma il nostro è un Paese che va ancora a due velocità: con il recepimento delle nuove direttive europee, oggi possiamo superare gli ostacoli che hanno impedito all’economia circolare di penetrare in misura omogenea in tutto il territorio nazionale” ha aggiunto Micillo.

Qualche dato

Materie prime
Secondo i dati Eurostat l'Italia con 307 tonnellate di materia prima per ogni milione di euro prodotto dalle imprese è molto più efficiente della media UE (455 tonnellate), collocandosi terza nella graduatoria europea a 28, dietro solamente al Regno Unito (236 t) e al Lussemburgo (283 t).
Consumi energetici
Siamo secondi tra i big player europei per consumi energetici per unità di prodotto: dalle 17,3 tonnellate di petrolio equivalente per milione di euro del 2008, siamo passati alle 14,2 tonnellate di oggi. Davanti a noi c’è solo la Gran Bretagna che di tonnellate ne consuma 10,6.
Rifiuti
Con 43,2 tonnellate per ogni milione di euro prodotto (1,7 t in meno del 2008) siamo i più efficienti nella riduzione dei rifiuti tra le cinque grandi economie europee.
Siamo il Paese europeo con la più alta percentuale di riciclo sulla totalità dei rifiuti (urbani, industriali ecc., inclusi quelli minerari). Con il 79% di rifiuti avviati a riciclo l’Italia presenta un’incidenza più che doppia rispetto alla media europea (38%) e superiore rispetto a tutti gli altri grandi Paesi europei: la Francia è al 55%, il Regno Unito al 49%, la Germania al 43%.
Siamo, insieme alla Germania, il Paese leader europeo in termini di quantità di materie seconde riciclate nell’industria manifatturiera: e questa sostituzione di materia nell’economia italiana comporta un risparmio potenziale pari a 21 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio e a 58 milioni di tonnellate di CO2 (equivalenti, rispettivamente, al 12,5 % della domanda interna di energia e al 14,6% delle emissioni).
Tutti gli obiettivi fissati dalle nuove direttive europee al 2025 o sono già stati raggiunti (come per il totale degli imballaggi e per tutti i singoli materiali, ad eccezione della plastica) o sono prossimi ad essere raggiunti (come l’obiettivo di raccolta differenziata).
Emissioni
L’Italia è terza tra le cinque grandi economie comunitarie (104,2 tonnellate CO2 per milione di euro prodotto) dietro alla Francia (85,5 t, in questo caso favorita dal nucleare) e al Regno Unito (93,4 t; pesa, grazie al ruolo della finanza).
Bioeconomia, chimica verde, rinnovabili
Siamo (secondo il Rapporto Bio-based industry Join Undertaking) il primo Paese in Europa per fatturato pro-capite nel settore dello sviluppo dei prodotti basati su processi biologici, come le bioplastiche. In termini assoluti siamo il secondo Paese europeo per fatturato e occupazione (oltre 100 miliardi di euro e circa 500 mila addetti), dopo la Germania.
L’Italia ha un ruolo di primo piano nel mondo nelle energie rinnovabili essendo prima tra i grandi Paesi UE col 17,4%, per quota di rinnovabili nel consumo interno lordo (davanti a Spagna, 17,3%, Francia, 16%, Germania, 14,8%, Regno Unito, 9,3%).
È anche il quarto produttore mondiale di biogas, dopo Germania, Cina e Stati Uniti, con circa 1.920 impianti operativi, per un totale di circa 1.400 MW elettrici installati.
Agroalimentare
Siamo ai vertici mondiali sulla sicurezza alimentare con il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici irregolari (0,4%), inferiore di 3 volte alla media Ue (1,2%) e ben 12 volte a quella dei Paesi terzi (4,7%).
Lo scorso anno (ultimi dati disponibili) l’Italia è stata la seconda nazione al mondo per export di prodotti biologici (1.910 milioni di euro) dietro agli USA (2.400 milioni di euro) e nettamente avanti ai competitor dei Paesi Bassi (928 milioni di euro), Vietnam (817 milioni di euro) e Spagna (778 milioni di euro).
Le nostre tradizioni e la grandissima biodiversità animale e vegetale (7 mila specie di flora; 58 mila specie di animali; 504 varietà iscritte al registro viti, contro le 278 della Francia; 533 varietà di olive rispetto alle 70 spagnole) fanno dell’Italia l’unico Paese al mondo che può vantare 296 indicazioni geografiche riconosciute a livello comunitario per i prodotti alimentari, 37 per le bevande spiritose e 526 per il comparto dei vini.

Come ha sottolineato Ermete Realacci “il Rapporto GreenItaly fotografa un mondo in movimento dove l’Italia fa l’Italia. Le nostre aziende hanno la capacità di cogliere il cambiamento prima degli altri e capire che il green conviene, non è una scelta per anime belle, è una scelta lungimirante in sintonia con la Laudato si’ di Papa Francesco”.

Report Greenitaly 2018

Lettera enciclica Laudato si’ di Papa Francesco sulla cura della casa comune 


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