Rafforzare il marchio

Rafforzare il marchio "Made in Italy" e puntare sulla Cina

Per il food, l'export sarà fondamentale in vista della ripresa. Le nuove tecnologie e la comunicazione su base nazionale i punti cruciali del successo

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Notizie dal mondo agroalimentare:
prodotti, mercati, tecnologie, processi di filiera

23

Luglio
2020

Mentre l'Italia cerca di sostenere il suo settore agroalimentare e il marchio Made in Italy che contraddistingue gli alimenti di alta qualità, gli analisti affermano che la Cina svolgerà un ruolo importante nella ripresa.
Il mercato cinese dei prodotti alimentari di qualità italiani offre enormi potenzialità di espansione, ma l'Italia dovrà avvalersi di innovazione tecnologica e dovrà inoltre puntare sul marchio nazionale, piuttosto che sui marchi regionali che in Cina non sono conosciuti.

All'inizio di luglio, funzionari governativi e rappresentanti del settore alimentare hanno tenuto un incontro, principalmente con una partecipazione online, concentrandosi sull'aggiornamento e la modernizzazione del marchio Made in Italy, da realizzare attraverso la promozione di prodotti e l'innovazione, ad esempio con l'uso della tecnologia blockchain come modo per garantirne autenticità e freschezza.

Il 6 luglio, nell'ambito del DL Rilancio, il Governo italiano ha stanziato 1,15 miliardi di euro per sostenere la filiera agroalimentare; la società di consulenza Nomisma in un recente rapporto ha affermato che potrebbero essere necessarie più risorse per aiutare l'Italia a recuperare dai danni economici causati dal lockdown per il coronavirus. Gli analisti dicono che il settore delle esportazioni rappresenta una parte fondamentale per la ripresa, e un ruolo chiave è quello del commercio in Cina.

"Il marchio Made in Italy è già molto noto e apprezzato - ha spiegato Giorgia Palazzo, partner di Expense Reduction Analysts -. Ma il marchio deve essere modernizzato, pubblicizzato, più mirato".
Palazzo ha spiegato che le esportazioni in Cina di cibi italiani di fascia alta, fra cui vino, formaggi e salumi, sono costantemente aumentate durante l'anno scorso. La tendenza per ora è cambiata, principalmente a causa del rallentamento dell'economia mondiale dovuto alla pandemia di coronavirus. Palazzo ha affermato che gli esportatori italiani di prodotti agroalimentari dovrebbero compiere passi specifici per garantire che quando la crescita economica globale sarà riavviata, le esportazioni del Made in Italy in Cina e in altri Paesi riprendano da dove erano state interrotte.

"Esistono nuovi modi per innovare, come la blockchain, e metodi tradizionali, come la partecipazione a fiere - ha aggiunto Palazzo -. I consumatori cinesi stanno spendendo di più per prodotti di alta qualità. L'Italia deve farsi trovare pronta".

Secondo Denis Pantini, responsabile dell'area Agricoltura e Industria alimentare di Nomisma, le esportazioni alimentari Made in Italy in Cina devono essere una priorità: "Tutti i mercati di esportazione sono importanti, ma nel caso della Cina c'è molto spazio per crescere", ha detto Pantini. "Prima della pandemia, le importazioni di vino italiano erano solo circa il 6% del mercato d'importazione cinese; i prodotti alimentari italiani erano solo il 2% circa. Questo dimostra quanto potenziale ci sia".
Pantini ha affermato che l'Italia dovrebbe lavorare per promuovere i prodotti Made in Italy online in Cina facendo affidamento su quel marchio invece che sugli equivalenti regionali: "In molti mercati internazionali, i consumatori non sanno cosa significa quando un prodotto proviene da una regione specifica del Paese - ha concluso Pantini -. Ma sanno cosa significa quando qualcosa viene prodotto in Italia".

Fonte: ANSA-XINHUA


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