Pomodoro, l'origine in etichetta al via

Pomodoro, l'origine in etichetta al via

Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il Decreto che introduce, per due anni, l'obbligo di indicazione in etichetta dell'origine dei derivati. Gli industriali della filiera sono soddisfatti

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27

Febbraio
2018

Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, il Decreto interministeriale, firmato dai Ministri Maurizio Martina e Carlo Calenda, che introduce l'obbligo di indicazione dell'origine dei derivati del pomodoro in etichetta è in vigore a tutti gli effetti.
Il provvedimento introduce in uno dei settori più colpiti dalle pratiche illegali del caporalato e dallo sfruttamento della manodopera nei campi, la sperimentazione per due anni del sistema di etichettatura sulla falsariga delle norme che riguardano i prodotti lattiero caseari, la pasta e il riso. Il decreto si applica ai derivati come conserve e concentrato di pomodoro, oltre che a sughi e salse che siano composti almeno per il 50% da derivati del pomodoro.
"Andiamo avanti sulla strada della trasparenza in etichetta e della qualità - afferma il Ministro Maurizio Martina - soprattutto in una filiera strategica come quella del pomodoro. Siamo convinti che questa scelta debba essere estesa a livello europeo, garantendo così la piena attuazione del regolamento Ue 1169 del 2011."

Cosa cambia 

Il provvedimento prevede che le confezioni di derivati del pomodoro, sughi e salse prodotte in Italia dovranno avere obbligatoriamente indicate in etichetta le seguenti diciture:
a) Paese di coltivazione del pomodoro: nome del Paese nel quale il pomodoro viene coltivato;
b) Paese di trasformazione del pomodoro: nome del paese in cui il pomodoro è stato trasformato. 
Se queste fasi avvengono nel territorio di più Paesi possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: Paesi UE, Paesi NON UE, Paesi UE E NON UE. 
Se tutte le operazioni avvengono nel nostro Paese si può utilizzare la dicitura "Origine del pomodoro: Italia".
 
Origine visibile in etichetta
Le indicazioni sull'origine dovranno essere apposte in etichetta in un punto evidente e nello stesso campo visivo in modo da essere facilmente riconoscibili, chiaramente leggibili e indelebili. 
I provvedimenti prevedono una fase per l'adeguamento delle aziende al nuovo sistema e lo smaltimento completo delle etichette e confezioni già prodotte.

Nelle more UE

Puntualizza il MiPAAF in una nota che "Il decreto decadrà in caso di piena attuazione dell'articolo 26, paragrafo 3, del regolamento (UE) n.1169/2011 che prevede i casi in cui debba essere indicato il Paese d'origine o il luogo di provenienza dell'ingrediente primario utilizzato nella preparazione degli alimenti, subordinandone l'applicazione all'adozione di atti di esecuzione da parte della Commissione, che ad oggi non sono stati ancora emanati".

Soddisfazione ANICAV

L'Associazione Nazionale Industriali Conserve Alimentari Vegetali, nata a Napoli nel 1945, con oltre 100 aziende associate, è la più grande associazione di rappresentanza delle imprese di trasformazione di pomodoro al mondo per numero di imprese e quantità di prodotto trasformato. In occasione dell'entrata in vigore del Decreto esprime "grande apprezzamento per la pubblicazione del Decreto sull’etichettatura obbligatoria di origine dei derivati del pomodoro. - dichiara Antonio Ferraioli, Presidente di ANICAV - Confidiamo che questo possa porre un argine alle speculazioni sterili e strumentali che la nostra industria ha subito e continua a subire e garantire al consumatore la massima trasparenza, pur nella consapevolezza che sarà necessaria un’omogeneizzazione tra la regolamentazione nazionale e quella comunitaria per evitare che la norma abbia un’efficacia limitata soltanto al territorio italiano, come già avviene per la passata di pomodoro”

“Il Decreto - dichiara Giovanni De Angelis, Direttore Generale di ANICAV – si applicherà in via sperimentale fino al 2020 e perderà efficacia in caso di adozione, da parte della Commissione Europea, dei provvedimenti esecutivi ai sensi del regolamento (UE) n. 1169/2011. Auspichiamo, pertanto, una rapida adozione di tali provvedimenti, al fine di evitare la sovrapposizione di norme che potrebbe creare problemi alle nostre aziende.”

L’industria italiana della trasformazione del pomodoro ha chiuso il 2017 con un fatturato di 3 miliardi di euro e, con oltre 52 milioni di tonnellate di pomodoro trasformato, rappresenta il 14% di tutta la produzione mondiale e il 47% del trasformato UE.
Le aziende di trasformazione che operano in questo settore sono 115.
Del comparto fanno parte circa 12.000 lavoratori fissi e 25.000 lavoratori stagionali. A questi va aggiunta la manodopera impegnata nell’indotto (officine meccaniche, imballaggi, distribuzione e logistica, case sementiere, vivai). La forte caratterizzazione internazionale del comparto è confermata dal fatto che oltre il 50% delle produzioni è destinato al mercato delle esportazioni, sia verso l’Europa sia verso gli Stati Uniti, il Giappone e l’Australia.
Nel 2017 l’export ha raggiunto 1,6 miliardi di euro.
L’Italia è da sempre il primo trasformatore al mondo di derivati del pomodoro destinati direttamente al consumatore finale.


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