Pasta, è amore vero al sud

Pasta, è amore vero al sud

Da Roma in giù tutti o quasi (99%) mangiano la pasta, con preferenza per quella secca. 4/5 volte la settimana è la media di consumo

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13

Settembre
2017

La passione per la pasta nel sud d'Italia è indiscutibile: nel Mezzogiorno infatti tutti o quasi la mangiano (99%), mediamente 4-5 volte la settimana e nel 2016 sono state vendute oltre 378mila tonnellate di pasta, il 36% del totale. Il doppio rispetto al Nord Est e un terzo in più rispetto a Nord Ovest e Centro.

Al sud il consumo di pasta è leggermente superiore alla media nazionale, con circa 25-26 chili pro-capite all'anno. Aidepi (Associazione delle industrie del dolce e della pasta italiane) ha eleborato i dati IRI per dipingere questo scenario e, secondo una ricerca Doxa-Aidepi, per il 48% dei meridionali la pasta è l'alimento preferito. La scelgono per ragioni di gusto o salute.
La tipologia più acquistata è la pasta secca: quasi 4 pacchi di pasta secca su 10 totali sono stati venduti a sud di Roma, mentre il Nord Ovest è leader per la pasta fresca.

La novità è il crescente gradimento per la pasta integrale: quasi la metà del campione (47%) dichiara di acquistarla, mentre tre anni fa erano solo il 14%.

Dalla capitale in giù (Roma esclusa) la pastasciutta piace liscia. "Da noi nel Sud d'Italia la pasta è quella liscia per antonomasia - commenta Giuseppe Di Martino, pastaio di Aidepi e presidente del Consorzio Pasta di Gragnano IGP - e c'è una ragione ben precisa. Storicamente a Napoli, la pasta rigata veniva prodotta solo per i mercati del Nord. Era venduta dai Gragnanesi sul mercato di Roma e chiamata per questo "uso Roma", da cui i famosi Rigatoni romani, ottimi con la pajata. Vengono invece indicate "uso Bologna" le farfalle, un formato che riproduce la tradizione emiliana della pasta sfoglia. Stile "Napoli" sono invece Ziti e Mafaldine insieme a tutte le variazioni di formati lisci". 

La ricerca sui consumi e gusti di pasta nel Bel Paese è stata resa nota in occasione di una campagna di comunicazione lanciata da Aidepi per festeggiare i 50 anni della cosiddetta "legge di purezza sulla pasta" (L. 580 del 1967), "l'unica normativa del genere voluta dai produttori - osserva Aidepi - che, fissandone i limiti qualitativi, garantisce alla pasta italiana di essere sempre la migliore al mondo".

"Vogliamo rimettere al centro della pasta la mano del pastaio, ingrediente invisibile e spesso dimenticato del nostro piatto simbolo - spiega Mario Piccialuti, direttore di Aidepi. Alcuni vogliono far credere che per fare una pasta buona servano solo materie prime eccellenti, ma c'è molto altro. È importante che gli italiani riscoprano la passione, la storia, la ricerca, i test sensoriali e di laboratorio, insomma tutto l'impegno dei produttori dietro un'ottima forchettata di pasta."


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