Ortofrutta: il sacchetto bio pesa

Ortofrutta: il sacchetto bio pesa

Lo comunica ISMEA con i dati del settore per il primo trimestre dell'anno: -3,5% la frutta e la verdura sfusa, +11% il confezionato

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07

Maggio
2018

A pochi mesi dall'introduzione dell'obbligo dei sacchetti biodegradabili in Italia, già si rilevano i primi effetti sulle dinamiche degli acquisti di prodotti ortofrutticoli freschi tra i banchi della Distribuzione Moderna. I dati relativi al primo trimestre 2018 restituiscono due importanti informazioni. Il primo elemento è l’aumento di quasi l’1% degli acquisti in quantità su base annua, agevolati da prezzi in ribasso. L’altro riguarda, appunto, il possibile impatto dell’obbligo dell’eco-sacchetto monouso nei punti vendita al dettaglio a partire dal 1° gennaio 2018. Si registra, infatti, una flessione delle vendite di sfuso e un’impennata senza precedenti degli acquisti di ortofrutta fresca confezionata. Sono questi i principali risultati delle dichiarazioni di acquisto delle 9.000 famiglie che partecipano al panel sui consumi domestici dell’ISMEA col supporto Nielsen.

L'obbligo dei sacchetti biodegradabili in Italia è stato introdotto dalla legge 123/2017, emanata anche per recepire una direttiva dell'Unione europea in tema di materiali di imballaggio. La Direttiva UE fissa degli obiettivi in termini di riduzione nell'utilizzo dei sacchetti di plastica per gli Stati membri e lascia loro una certa libertà d'azione. L'Unione europea stabilisce che, riguardo i bio shopper, gli Stati possono prevedere l'uso di strumenti economici come la fissazione del prezzo, imposte e prelievi, purché questi portino a una riduzione sostenuta dell'utilizzo di borse di plastica. In Italia si è deciso di esplicitare un costo per ogni singolo sacchetto.
L’aumento degli acquisti ha riguardato essenzialmente gli ortaggi (+6%), le patate (+3%), la IV gamma (+3%) e gli agrumi (+6%), mentre la frutta ha registrato un calo del 10% circa. Queste dinamiche di vendita di ortofrutticoli freschi è avvenuto in un contesto caratterizzato dalla riduzione dei prezzi medi di tutte le principali categorie con conseguente riduzione della spesa che, nel complesso, è scesa del 2,5% rispetto al primo trimestre 2017.

A fronte di una riduzione degli acquisti di sfuso del 3,5% e del 7,8% della relativa spesa, si registra l’aumento delle vendite di ortofrutta fresca confezionata (+11% in volume e +6,5% la spesa). Si tratta di numeri che rendono ipotizzabile come la reazione istintiva avversa dei consumatori, anche a seguito del forte eco mediatico attribuito all’evento, abbia fornito un’accelerazione a un processo di sostituzione di per sé già in atto.

La novità e la sorpresa contenuta nei dati relativi al primo trimestre 2018 sta nella forza impressa a questa tendenza dall’entrata in vigore della nuova disposizione. Infatti, nel primo trimestre 2018 le vendite di ortofrutticoli confezionati rappresentano il 32% del totale contro il 29% del primo trimestre 2017.

Il confronto dei prezzi medi evidenzia che, a parità di prodotto, i confezionati costano mediamente il 43% in più degli sfusi, anche se non mancano le eccezioni costituite da prodotti di calibro o qualità superiore rispetto al confezionato. È il caso, ad esempio, degli agrumi e delle patate le cui vendite di sfuso avvengono a prezzi superiori rispettivamente del 6 e del 2%. Nel caso dei pomodori, invece, il confezionato costa ben il 75% in più dello sfuso.


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