Origine in etichetta? Sì o no, purché sia per tutti

Origine in etichetta? Sì o no, purché sia per tutti

Federalimentare chiede lo stop a regole differenziate sull'etichettatura per giungere nel più breve tempo possibile a una disciplina europea sull'origine di tutti i prodotti alimentari

Notizie dal mondo agroalimentare:
prodotti, mercati, tecnologie, processi di filiera

06

Ottobre
2017

"Federalimentare intende impegnarsi assieme a tutte le forze che condividono lo stesso principio affinchè si giunga nel più breve tempo possibile a una disciplina europea sull'origine di tutti i prodotti alimentari". Lo afferma all'ANSA il presidente di Federalimentare, Luigi Scordamaglia. "Solo ciò - sottolinea Scordamaglia - consentirà di porre fine a regole incoerenti e differenziate da Paese a Paese che non tutelano il nostro consumatore nè le nostre aziende nei confronti dei prodotti finiti provenienti da altri Paesi senza alcuna indicazione e che finiscono sugli scaffali italiani".

"L'atteggiamento pilatesco di una Commissione incapace di svolgere il proprio ruolo su questa materia deve finire".

Dello stesso avviso Paolo De Castro, primo vicepresidente della Commissione agricoltura del Parlamento europeo: "Le normative nazionali sull'obbligo di origine in etichetta sono utili come sprone, come sollecitazione a che l'Europa faccia, ma se diventano una regola sono una problema e oggi assistiamo appunto a una proliferazione, con oltre 8 diversi Paesi che hanno introdotto norme nazionali una diversa d'altra". Ha poi aggiunto in occasione del workshop economico organizzato da Assolatte: "Le varie normative nazionali sull'etichettatura stanno mettendo in discussione il mercato unico europeo e devono essere rapidamente sostituite da un Regolamento europeo valido per tutti. Bisogna che il Consiglio europeo dei Primi Ministri si attivi e arrivi a definire una proposta legislativa".

Il caso della filiera lattiero-casearia

"Siamo a favore della trasparenza e della corretta informazione di tutti i consumatori e per questo stiamo lavorando affinché l'origine in etichetta diventi un obbligo europeo. Per questa ragione abbiamo forti perplessità sulla normativa italiana che ha introdotto l'indicazione dell'origine del latte in etichetta, una fuga in avanti che mette a dura prova la competitività delle aziende italiane e rischia di confondere i consumatori". È quanto osserva all'ANSA Giuseppe Ambrosi, presidente di Assolatte, facendo il bilancio dei primi mesi dall'entrata in vigore (il 19 aprile scorso) del decreto che introduce in Italia l'obbligo di indicare in etichetta l'origine del latte e dei prodotti lattiero-caseari.
Ambrosi osserva ancora che "l'obbligo infatti non si applica alle aziende degli altri Paesi, che possono continuare a portare in Italia i loro prodotti senza dare alcuna indicazione. Riteniamo che la norma così com'è penalizzi fortemente le aziende che producono in Italia, compromettendo la competitività dei nostri prodotti lattiero caseari". "Il quadro è ancor più sconcertante se si guardano le tempistiche e le modalità di uscita della norma - aggiunge Ambrosi - Il Decreto è apparso fin da subito poco chiaro ed è stato necessario pubblicare diverse circolari interpretative che non hanno sciolto tutte le riserve. Le aziende hanno avuto solo tre mesi di tempo per adeguare le confezioni: un tempo troppo breve per smaltire i prodotti in magazzino che ha portato ad un aumento sensibile degli sprechi. In più gli sforzi fatti e i costi sostenuti sono vani considerando la temporaneità della norma: le disposizioni contenute nel decreto si applicano solo per tre anni".

Di parere opposto Coldiretti: "Con l'obbligo di indicare in etichetta l'origine si è rivitalizzato il mercato del latte, con le esportazioni di formaggio made in Italy che sono cresciute addirittura dell'8% nel primo semestre del 2017 rispetto allo stesso periodo dello scorso anno".
"Francia, Germania e Regno Unito si confermano, nell'ordine, i primi tre mercati di sbocco per i formaggi italiani, ma è negli Stati Uniti, che si classificano al quarto posto, che l'Italia consolida la propria leadership con un incremento del 13% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno - aggiunge Coldiretti - L'obbligo di indicare la provenienza delle materie prime impiegate per la produzione di latte, yogurt, burro, formaggi, latticini e altri derivati prodotti e commercializzati pone l'Italia all'avanguardia in Europa nelle politiche rivolte a garantire trasparenza tra produzione e consumo nel sistema agroalimentare. Si è trattato di un cambiamento fondamentale soprattutto nel mercato italiano dei formaggi, che vedeva sinora tutelata l'origine solo per i formaggi DOP e IGP, e che ora vede complessivamente tutelati oltre un milione di tonnellate di formaggi prodotti e commercializzati in Italia".


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