10mila anni fa, lungo il Nilo, la prima salatura per conservare i cibi

10mila anni fa, lungo il Nilo, la prima salatura per conservare i cibi

L'utilizzo del sale come conservante naturale è antichissimo. Ora, però, abbiamo una data precisa, grazie alla scoperta fatta da studiosi italiani che hanno rinvenuto in Egitto dei fossili di pesci trattati con sale e conservati in contenitori di ceramica

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22

Marzo
2018

I primi tentativi di conservazione del cibo attraverso la salatura risalgono a circa diecimila anni fa: è quanto rivelano i fossili di pesci rinvenuti lungo le rive del fiume Nilo, nel villaggio di Al Khiday, 25 km a sud della capitale Khartoum, nell'attuale Sudan centrale, e distante dal Mar Rosso circa 700 Km. Lo studio, intitolato Fish and salt: The successful recipe of White Nile Mesolithic hunter-gatherer-fishers e pubblicato da ricercatori dell’Università di Padova sul Journal of Archaeological Science, fa riferimento alla più antica testimonianza di uso del sale per la conservazione del cibo.

Le indagini scientifiche condotte da Lara Maritan e Gregorio Dal Sasso, entrambi del Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Padova, Paola Iacumin e Giampiero Venturelli (Università di Parma), Andrea Zerboni (Università di Milano) e Veerle Linseele (Università di Leuven) hanno analizzando un ampio campione di ossa di pesce dove è stata rinvenuta la presenza di cristalli di sale. Ciò ha suggerito la possibilità che quel sale fosse stato aggiunto appositamente per salare il pesce e conservarlo nei contenitori di ceramica, prodotti da queste popolazioni, e caratterizzati da elaborate decorazioni.

"La capacità di conservare parte del pescato con la salatura - afferma Lara Maritan del Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Padova - fa di queste popolazioni un esempio unico nel quadro delle nostre conoscenze sulle comunità preistoriche mesolitiche". Stoccare il cibo "avrebbe favorito - continua la ricercatrice - il passaggio da una vita nomade ad una più stanziale, con probabili riflessi sull'organizzazione sociale, come l'insorgere di forme di disuguaglianza e la crescita demografica delle comunità mesolitiche".
Il surplus di cibo poteva essere utilizzato per garantire la sussistenza anche nei mesi di magra nell'attività di pesca o per integrare l'alimentazione durante la stagione della caccia, o ancora in occasione di attività comunitarie o rituali. In particolare ad Al Khiday gli scavi archeologici hanno portato alla luce i resti di un villaggio organizzato con capanne, pozzetti e un cimitero da cui emerge che la pesca d'acqua dolce contribuiva per più del 90% all'alimentazione della popolazione.


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