Nel Regno Unito il vino italiano scalza quello francese

Nel Regno Unito il vino italiano scalza quello francese

I britannici amano sempre di più le bollicine e non solo. Dopo Germania e Stati Uniti, l'UK rappresenta il terzo mercato di sbocco dell'export italiano: valore 763 milioni di euro

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27

Febbraio
2018

I britannici stanno imparando a bere il vino e amano sempre di più quello italiano, con un'autentica impennata delle bollicine di prosecco & co. Lo afferma un rapporto realizzato a cura dell'ICE e della sezione per la promozione del commercio dell'ambasciata d'Italia, e illustrato dal direttore della sede londinese dell'Italian Trade Agency, Roberto Luongo. La premessa sottolinea come il mercato britannico - competitivo e aperto, data la necessità di importare da tutto il mondo a fronte di una produzione locale di fatto residuale - si consolidi come il terzo sbocco mondiale per il vino made in Italy (secondo in Europa) dopo USA e Germania, con un valore annuo indicato per il 2017 a 763 milioni di euro.

In termini quantitativi, la penisola ha superato tra i fornitori del Regno persino la Francia, con oltre 303 milioni di tonnellate di prodotto esportate l'anno scorso contro gli oltre 221 milioni australiani, i 189 circa francesi, i 135 spagnoli e i 111 milioni provenienti dai vigneti degli USA.

In fatto di valore Parigi resta invece prima per via del costo medio delle sue bottiglie di vino fermo e ancor più dello champagne tra i frizzanti - con ricavi pari nello stesso 2017 a 881 milioni di sterline contro i 628 dell'Italia, i 256 della Nuova Zelanda, i 243 dell'Australia o i 238 della Spagna. Ma anche sotto questo profilo la forbice si è molto ridotta, se si considera che nel 2013 i vini francesi esportati in UK pesavano per un miliardo e 125 milioni di sterline e quelli italiani per 534 milioni.
    Il rapporto evidenzia inoltre una curva positiva costante di crescita delle forniture italiane a livello di ricavi negli ultimi 5 anni. Dato che si riproduce anche sul piano quantitativo con l'unica eccezione di un rallentamento fra il 2016 e il 2017: ma sullo sfondo di un calo generale di consumi che ha riguardato tutti e cinque i primi Paesi fornitori. Scorporando le cifre, si osserva un assestamento in leggero ribasso dell'export di vino "tranquillo", al suo picco nel 2014. Compensato tuttavia dal boom del vino frizzante: un settore in crescita costante fino a rappresentare il quintuplo delle forniture di champagne e quasi a eguagliare nel 2017 il valore economico di mercato delle costose bollicine francesi. Il tutto - a dispetto di ricarichi stimati in media al 40% da parte degli importatori, al 50% dai negozi e addirittura fino al 300% nei ristoranti - sullo sfondo di un interesse in piena ascesa sull'isola per la cucina italiana e mediterranea, come ricorda l'ICE. E di "più frequenti periodi di svago nei Paesi di tradizione vitivinicola che hanno contribuito a modificare gli stili di vita di una parte significativa della popolazione". Un'ondata che - Brexit o non Brexit - può essere cavalcata ancora dai produttori, si rileva nel rapporto: puntando sia sui supermercati e sul consumo di base, sia sulla ristorazione d'alta gamma e su una clientela emergente sempre più raffinata aperta a "nuovi vini e nuove combinazioni".


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