Mela e salute: evidenza scientifica

Mela e salute: evidenza scientifica

Tracciato il percorso dei polifenoli nel corpo umano e il ruolo decisivo del microbiota intestinale

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20

Giugno
2018

Si sa che le mele fanno bene alla salute e questo grazie anche ai polifenoli contenuti nella polpa, ma soprattutto nella buccia.
Il percorso all’interno del corpo umano di questi composti è stato analizzato e descritto nella ricerca "Host: microbiome co-metabolic processing of dietary polyphenols - an acute, single blinded, cross-over study with different doses of apple polyphenols in healthy subjects" condotta dalla Fondazione Edmund Mach in collaborazione con il Consiglio per la ricerca in Agricoltura e l’analisi dell’Economia Agraria (CREA), finanziata dal progetto Ager Melo, appena pubblicata sulla rivista Food Research International. Lo studio ha scoperto le complesse trasformazioni dei polifenoli in 110 forme chimiche biodisponibili all’organismo umano evidenziando il ruolo decisivo del microbiota intestinale1 nell'azione benefica di questi composti bioattivi.

I polifenoli sono molecole naturali di interesse nutrizionale, in quanto posseggono proprietà anti-infiammatorie, anti-diabetogene e anti-cancerogene sia in modelli in vitro sia in modelli animali. Non era chiaro però come queste molecole, tra loro estremamente diversificate, potessero svolgere queste attività benefiche anche sull’uomo. I risultati della ricerca forniscono informazioni essenziali per mappare la nutri-cinetica, ossia il transito nel corpo umano delle molecole che possono avere una reale attività protettiva sulla salute dell’uomo. E propongono una metodologia innovativa basata su tecniche multi-omiche (metabolomica2 e metagenomica3) per correlare la biodisponibilità alla composizione del microbiota intestinale.

Lo studio ha impegnato il gruppo di ricerca per 5 anni durante i quali sono stati seguiti 12 volontari sani che hanno consumato spremute di mela di alta qualità: l'obiettivo principale era di valutare come i polifenoli presenti nella mela fossero metabolizzati. La ricerca ha dimostrato che nessuno dei composti fenolici presenti nel succo di mela si ritrova nell’organismo nella sua forma originale (cioè quella presente nella mela). Infatti questi composti vengono variamente metabolizzati nell’uomo in 110 diverse forme chimiche che compaiono nel circolo sanguigno prima, e nelle urine poi. Utilizzando tecniche metabolomiche, che permettono lo studio contemporaneo di un numero molto elevato di composti, i ricercatori hanno potuto descrivere la cinetica di metaboliti derivanti in particolare dalla floretina, dai flavanoli (catechine e procianidine) e dall’acido clorogenico, tutti composti fenolici particolarmente abbondanti nella mela, specie se consumata con la buccia.


Dettagli dello studio
“La quantità e la persistenza di ognuna di queste molecole nei fluidi biologici (sangue e urine), è risultata molto variabile tra un individuo e l’altro­ - spiegano i ricercatori - non solo a causa di differenze genetiche, ma anche a causa di differenze nella composizione del microbiota intestinale”. I ricercatori hanno potuto appurare che mentre il 40% dei metaboliti originava dai processi metabolici umani, il restante 60% richiedeva l’intervento dell’azione dei batteri intestinali per poter entrare in circolo. I metaboliti derivanti dal metabolismo microbico sono risultati più persistenti, cioè capaci di rimanere in circolo per periodi molto più lunghi. Inoltre, è stata osservata un’interessante correlazione tra la composizione dei batteri intestinali, misurata tramite esperimenti di metagenomica, e la quantità di metaboliti circolanti. La composizione del microbiota intestinale appare, quindi, un fattore importante per mediare l’azione del consumo di mela.

L’esperimento ha dimostrato che all’aumentare della ricchezza in polifenoli, aumentano le quantità dei loro metaboliti circolanti che dipendono dalla dose assunta; mentre una parte limitata dei composti bioattivi della mela transitano rapidamente nell’organismo umano, la maggioranza persiste nelle urine anche a 24 ore dal consumo, in concentrazioni molto variabili e modulate dal microbiota individuale.
M.P.

1. L'insieme di microorganismi simbiotici che convivono nell'apparato digerente umano senza danneggiarlo.
2. Lo studio sistematico delle uniche impronte chimiche lasciate da specifici processi cellulari - nello specifico, lo studio dei loro profili metabolici a molecole piccole.
3. Approccio basato sull'utilizzo di tecniche genomiche moderne per lo studio di comunità microbiche direttamente nel loro ambiente naturale, evitando così il problema del prelevamento e coltivazione in laboratorio.

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