Meat sounding: la Commissione dice sì

Meat sounding: la Commissione dice sì

Le denominazioni non protette legate alla filiera delle carni possono essere usate per prodotti 100% vegetali

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Notizie dal mondo agroalimentare:
prodotti, mercati, tecnologie, processi di filiera

09

Aprile
2017

Vegani ancora sul piede di guerra, ma questa volta la Commissione assegna a loro la battaglia. Il problema in discussione è quello del meat-sounding: molte referenze vegane e in particolare i prodotti sostitutivi della carne, sono stati recentemente oggetto di dibattito in merito alle loro denominazioni e alle denominazioni che per loro possono legittimamente essere usate. 
È stato infatti da più parti contestato che l’uso per prodotti 100% vegetali (vegani o vegetariani) di termini legati alla tradizione produttiva dell’industria delle carni, rappresenti una condotta ingannevole o di concorrenza sleale e possa essere oggetto di sanzioni in relazione alla violazione dell’art. 7 del regolamento UE 1169/1969, anche in assenza di denominazioni oggetto di specifica tutela.

Nel mese di novembre 2016 gli Europarlamentari Paolo De Castro e Giovanni La Via hanno presentato alla Commissione Europea una interrogazione (e-008161-16) con richiesta di risposta scritta in merito alla legittimità di tali denominazioni per prodotti a base vegetale “che basano i propri risultati di vendita su denominazioni che richiamano prodotti a base di carne o prodotti lattiero-caseari, andando contro alle regole in materia di etichettatura (regolamento (UE) n. 1169/2011) e di commercializzazione dei prodotti lattiero-caseari (regolamento (UE) n. 1308/2013)”.
Pur ammettendo, si legge ancora nel testo dell’interrogazione, che non sempre ciò accade in violazione delle norme, in particolare per quanto riguarda i prodotti a base di carne, denunciano “pratiche tese a promuovere la vendita di prodotti per vegani e per vegetariani che si avvantaggiano di denominazioni chiaramente riferibili a prodotti a base di carne”. Citano in merito la bresaola vegana, il prosciutto vegetariano e la mortadella vegana, denominazioni tutelate anche da norme nazionali e chiedono alla Commissione di intervenire con una normativa comunitaria chiara a tutela di talune denominazioni, “per regolamentare questo particolare settore e predisporre una normativa europea in grado di salvaguardare determinate denominazioni riferibili a prodotti a base di carne, come peraltro avviene per i prodotti lattiero-caseari”

La risposta a questa interrogazione, che avrebbe anche spinto molte aziende del settore a modificare prudenzialmente la denominazione dei loro prodotti evitando riferimenti a prosciutto, wurstel, fettine, cotolette e burgers, è stata appena pubblicata (formalmente emessa dalla Commissione già il 19 dicembre 2016).


La Commissione ribadisce come non si preveda attualmente di introdurre nuove denominazioni tutelate per i prodotti a base di carne, ritenendo che le disposizioni applicabili offrano una base giuridica sufficiente per tutelare i consumatori da indicazioni ingannevoli. Il riferimento è all’allegato VI parte A, punto 4 del Reg UE 1169/2011: Nel caso di alimenti in cui un componente o un ingrediente che i consumatori presumono sia normalmente utilizzato o naturalmente presente è stato sostituito con un diverso componente o ingrediente, l’etichettatura reca una chiara indicazione del componente o dell’ingrediente utilizzato per la sostituzione parziale o completa.”


Il testo integrale della interrogazione e-008161-16 è visibile al link http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?type=WQ&reference=E-2016-008161&language=IT

Il testo integrale della riposta della Commissione alla interrogazione e-008161-16 è visibile al link http://www.europarl.europa.eu/sides/getAllAnswers.do?reference=E-2016-008161&language=IT


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