Life Beef Carbon: obiettivo -15% di CO2 dagli allevamenti bovini in 10 anni

Life Beef Carbon: obiettivo -15% di CO2 dagli allevamenti bovini in 10 anni

Al MiPAAFT il punto della situazione sul progetto internazionale che vede attivi per l'Italia il CREA e 21 aziende innovative

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prodotti, mercati, tecnologie, processi di filiera

09

Novembre
2018

Ridurre l’impronta di carbonio dell’allevamento bovino da carne è indispensabile in un mondo in cui le emissioni nocive in atmosfera invece che regredire aumentano.
Gli allevamenti intensivi di bovini, a livello mondiale, si stima che producano il 20% dei GHC - gas serra (Dati FAO del 2006, verosimilmente in aumento). Fra i vari tipi di allevamento, quello dei ruminanti contribuisce in modo importante alle emissioni totali di GHG imputabili all’allevamento del bestiame. Le principali emissioni sono rappresentate dallo scambio di Carbonio (C), regolato da processi che lo fissano nell’ecosistema e da quelli legati ai processi respiratori o all’uso diretto di energia, dal metano (CH4), principalmente generato nel rumine e durante la conservazione anaerobica di sostanza organica come avviene per letame e insilati, e dall’ossido nitroso (N2O), generato direttamente dai processi di denitrificazione e nitrificazione del letame in stalla, in concimaia e di quello distribuito sui terreni, o indirettamente da N perduto attraverso la volatilizzazione di ammoniaca (NH3) e la perdita di nitrati (NO3).

Se si valutano le emissioni totali di GHG dell’intera azienda zootecnica, svariate sono le componenti che contribuiscono: animali, gestione del letame, produzione di foraggi e insilamento, utilizzo di fertilizzanti ecc. Considerando gli allevamenti di bovini da latte, in generale, oltre il 70% della CO2 equivalente emessa deriva dalle fermentazioni enteriche e dal letame.

Life Beef Carbon è il progetto internazionale di cui il CREA cura la parte italiana insieme a ASPROCARNE e UNICARVE che propone le strategie di mitigazione per ridurre l’impronta di carbonio dell’allevamento bovino da carne del 15% nei prossimi 10 anni, obiettivo che rientra nel Pacchetto Clima ed Energia della Commissione Europea, che impone la riduzione delle emissioni di gas serra del 36% nel 2030.

Partendo dalla raccolta di una serie di dati riguardanti la superficie aziendale, gli animali allevati, le colture, l’alimentazione e il tipo di allevamento, viene calcolato il carbon footprint della carne prodotta e di altri fattori, quali la qualità dell’aria e dell’acqua, la biodiversità, il consumo di energia e di suolo. Tale calcolo include i gas ad effetto serra emessi nell’ambito dell’allevamento, ma anche quelli emessi per produrre i mangimi acquistati, i fertilizzanti, le sementi, i fitofarmaci, i combustibili e l’energia elettrica.

Quattro i Paesi europei produttori di carne coinvolti (Francia, Irlanda, Italia e Spagna) per un campione totale di 2.000 aziende di carne bovina sotto osservazione, con lo scopo di creare un osservatorio nazionale ed europeo e un network di 170 aziende innovative a bassa impronta di carbonio. In base alle stime ottenute, infatti, ridurre nelle aziende campione l’impronta di carbonio del 15% nei prossimi 10 anni, significa un abbattimento delle emissioni di anidride carbonica pari a 120.000 tonnellate.

Per quanto riguarda l’Italia le aziende innovative coinvolte sono 21 (11 in Veneto e 10 in Piemonte) e, da una prima analisi, risulta che per ridurre le emissioni di gas ad affetto serra gli allevatori hanno fatto ricorso ad azioni volte al miglioramento del benessere animale, all’utilizzo più efficiente delle deiezioni zootecniche, all’aumento del sequestro del carbonio e alla produzione di energia rinnovabile in azienda (impianti di biogas e pannelli fotovoltaici).

Il progetto si inquadra nella politica agricola nazionale affrontando uno dei temi più importanti tra quelli previsti dalle misure del PSRN (Programma di Sviluppo Rurale Nazionale) per la biodiversità animale (sottomisure 10.2 e 16.2).


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