Le misure decise dall’Unione Europea contro la Xylella fastidiosa sono valide

Le misure decise dall’Unione Europea contro la Xylella fastidiosa sono valide

Secondo la Corte europea di giustizia non c’è contraddizione tra i trattamenti preventivi e l’eradicazione degli ulivi malati

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13

Maggio
2016

Le misure Ue anti-Xylella che l'Italia ha applicato in Puglia, inclusa l'eradicazione delle piante, sono valide. Non c'è nessuna opposizione tra l'abbattimento e le ulteriori ricerche scientifiche e trattamenti fitosanitari preventivi mentre c'è il diritto all'indennizzo per chi perde le piante, a cui deve però provvedere l'Italia. Sono le conclusioni dell'avvocato generale della Corte Ue Yves Bot, che ha esaminato la richiesta presentata dal Tar del Lazio, contro il piano di eradicazione delle piante attaccate dal batterio, a cui hanno fatto ricorso diversi proprietari di terreni agricoli pugliesi. Le conclusioni dell'avvocato generale non vincolano la Corte di giustizia, ma generalmente vengono seguite in occasione della sentenza, che verrà annunciata prossimamente, in data da comunicare. 

Viene così confermata la decisione della Commissione Ue del 18 maggio dell'anno scorso che impone allo Stato membro di campionare ed esaminare le piante presenti nel raggio di 100 metri dagli alberi malati e di eseguire trattamenti fitosanitari contro i vettori e le piante che possono ospitarli, arrivando anche alla loro eradicazione. Inoltre "non è stata rilevata", per l'avvocato, "una violazione dei principi di precauzione, adeguatezza e proporzionalità", anche perché la Commissione si è rifatta a un parere dell'Efsa sulla Xylella del 6 gennaio 2015 che ha "messo in evidenza l'esistenza di un rischio almeno potenziale e pertanto sufficiente a giustificare l'adozione di tali misure". Di conseguenza, sottolinea Yves Bot, "nonostante non sia certo che le misure in questione possano arrestare definitivamente e completamente la dispersione del batterio, le stesse appaiono comunque idonee a limitare questo rischio". Il fatto che le misure non riguardino la provincia di Lecce, la più colpita, deriva dall'impossibilità di eliminare il batterio in questa zona e dalla sua posizione, circondata dal mare ad eccezione del suo limite settentrionale, per la quale appaiono più idonee altre misure di contenimento come la potatura severa degli ulivi. Infine, l'avvocato generale ha affermato che "è competenza degli Stati membri l'istituzione di un regime che conceda ai proprietari dei fondi interessati un indennizzo ragionevolmente commisurato al valore delle piante distrutte". Quindi c’è un diritto all'indennizzo e da qui parte la proposta di riposta al Tar del Lazio in questi termini: l'articolo 6 delle misure anti-Xylella del maggio 2015 "deve essere interpretato nel senso che la misura della rimozione delle piante deve essere applicata dallo Stato membro in questione dopo l'esecuzione dei trattamenti fitosanitari contro i vettori del batterio previsti". Quindi "l'esame delle questioni sollevate non ha rivelato alcun elemento idoneo ad inficiare la validità dell'articolo 6 della Decisione di attuazione".


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