Le mense biologiche dovranno certificarsi

Le mense biologiche dovranno certificarsi

A seconda della percentuale di prodotti biologici utilizzati, le mense saranno contraddistinte da una medaglia d'oro o d’argento entrambe riportanti l’eurofoglia, il logo europeo di garanzia per il bio

Notizie dal mondo agroalimentare:
prodotti, mercati, tecnologie, processi di filiera

20

Dicembre
2017

Si è svolta in una scuola di Milano la presentazione nazionale a cura del MiPAAF del primo sistema pubblico di riconoscimento delle Mense biologiche scolastiche certificate, che saranno operative dal prossimo anno. Per la prima volta in Italia vengono definite e regolate le mense bio, dando così maggiori informazioni agli studenti e alle famiglie.
Sono stati presentati i criteri di classificazione, concordati con il Ministero dell'Istruzione, le Regioni e i Comuni, e i marchi che identificano le mense: la norma prevede che le scuole che vorranno utilizzare il marchio volontario dovranno inserire delle percentuali minime di utilizzo di prodotti biologici, dei requisiti e delle specifiche tecniche fissate.
I loghi scelti sono due medaglie, argento e oro con la eurofoglia che è il simbolo UE del biologico, e che contraddistinguono le due tipologie di mense previste dalla legge, con l'oro che corrisponde a una qualificazione d'eccellenza legata a una maggiore percentuale di utilizzo di prodotti biologici. Viene anche istituito un Fondo stabile gestito dal Ministero delle politiche agricole con le Regioni per ridurre i costi a carico degli studenti e realizzare iniziative di informazione e promozione nelle scuole.
"Il nostro impegno - ha dichiarato il Ministro Maurizio Martina - per favorire e promuovere modelli agricoli e alimentari sostenibili va avanti anche attraverso il progetto delle mense scolastiche biologiche certificate. Ci sono criteri di premialità anche per chi riduce gli sprechi alimentari e utilizza prodotti del territorio, per un'integrazione di filiera che coinvolga i produttori agricoli biologici
locali".
 
I criteri di classificazione
La mensa scolastica, per qualificarsi come biologica, è tenuta a rispettare, con riferimento alle materie prime di origine biologica, le seguenti percentuali minime di utilizzo in peso e per singola tipologia di prodotto
Marchio argento

  • frutta, ortaggi, legumi, prodotti trasformati di origine vegetale (escl. succhi di frutta), pane e prodotti da forno, pasta, riso, farine, cereali e derivati, olio extravergine: 70%
  • uova, yogurt e succhi di frutta: 100%
  • prodotti lattiero-caseari (escl. yogurt), carne, pesce da acquacoltura: 30%.

È prevista anche una qualificazione di eccellenza della mensa scolastica biologica nel caso in cui l'utilizzo di materie prime di origine biologica raggiunga le percentuali in peso e per singola tipologia di prodotto di seguito indicate

Marchio oro

  • frutta, ortaggi, legumi, prodotti trasformati di origine vegetale (escl. succhi di frutta), pane e prodotti da forno, pasta, riso, farine, cereali e derivati, olio extravergine: 90%
  • uova, yogurt e succhi di frutta: 100%
  • prodotti lattiero-caseari (escl. yogurt), carne, pesce da acquacoltura: 50%.

I criteri di premialità
 Per ridurre lo spreco alimentare e l'impatto ambientale, le stazioni appaltanti inseriscono nei bandi di gara, tra gli altri, i seguenti criteri di premialità:

  • impegno a recuperare i prodotti non somministrati e a destinarli ad organizzazioni non lucrative di utilità sociale che effettuano, a fini di beneficenza, distribuzione gratuita agli indigenti di prodotti alimentari
  • percentuale di utilizzo di alimenti biologici prodotti in un'area vicina al luogo di somministrazione del servizio per ridurre l'impatto ambientale. L'area di produzione è considerata vicina se si trova in un raggio massimo di 150 km.

Il commento di Federbio
"Va riconosciuto l'impegno del ministro Martina e dei colleghi Fedeli e Lorenzin nell'avviare l'attuazione delle misure previste nel Piano Strategico strategico nazionale per lo sviluppo del sistema biologico approvato l'anno scorso - commenta Paolo Carnemolla, presidente di FederBio. L'iniziativa va nella giusta direzione per più motivi: innanziatutto la ricerca scientifica è concorde nel ritenere che l'alimentazione dell'infanzia debba essere il più possibile libera da residui delle sostanze chimiche di sintesi utilizzate nell'agricoltura convenzionale. Ma indica anche la scelta strategica di investire nello sviluppo dell'unica agricoltura in crescita nel nostro Paese: l'anno scorso sia il numero delle aziende biologiche che le superfici risanate dai pesticidi sono aumentati del 20%. Adesso attendiamo che il Senato approvi il testo unico per lo sviluppo e la competitività del settore, già approvato all'unanimità dalla Camera, che qualifica l'agricoltura biologica  come “attività di interesse nazionale con funzione sociale, quale settore economico basato prioritariamente sulla qualità dei prodotti, sulla sicurezza alimentare, sul benessere degli animali, sullo sviluppo rurale e sulla tutela dell'ambiente e della biodiversità”.


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