Le indicazioni protette fanno crescere l’export

Le indicazioni protette fanno crescere l’export

“Denominazione di origine inventata” o no, le famiglie delle DOP e delle IGP sortiscono un benefico effetto sulle altre esportazioni, sia UE sia extra comunitarie, e frenano l’import. Lo afferma uno studio dell’Università di Milano

Notizie dal mondo agroalimentare:
prodotti, mercati, tecnologie, processi di filiera

27

Febbraio
2018

I prodotti a indicazione geografica DOP e IGP fanno da traino alle esportazioni di prodotti agroalimentari dello stesso tipo, anche senza marchio di qualità, con un impatto benefico sui Paesi che li esportano sia a livello UE che fuori dall'Unione.

Sono le conclusioni di un rapporto di ricerca dal titolo Gli effetti sul commercio della politica UE sulle indicazioni geografiche. La relazione è stata preparata da un gruppo di studiosi dell'Università di Milano per il progetto Strength2Food, che promuove la ricerca sui marchi di qualità europei.
I dati dimostrano che "in tutti i settori in cui esporta indicazioni geografiche, l'UE esporta di più, mentre le importazioni sono mediamente inferiori", spiega Alessandro Olper, docente di economia agraria all'Università di Milano, tra gli autori del rapporto.
"Lo studio - conclude Olper - conferma che più qualità porta al successo delle esportazioni, e questo avviene non solo nell'agroalimentare ma in tutti i settori".


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