Lattiero-caseario: tendenze e dinamiche recenti

Lattiero-caseario: tendenze e dinamiche recenti

ISMEA pubblica il report del primo quadrimestre: al buon inizio 2020 è subentrata l'instabilità del mercato dovuta alla pandemia

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Notizie dal mondo agroalimentare:
prodotti, mercati, tecnologie, processi di filiera

25

Maggio
2020

ISMEA traccia il punto della situazione relativo ai primi quattro mesi dell'anno per il comparto lattiero-caseario e nota che sulla scia del positivo andamento dell'anno precedente, il 2020 si era aperto all'insegna dell'ottimismo per il settore, con una buona disponibilità di latte e una domanda mondiale molto vivace. Anche i temuti dazi USA, introdotti a partire dallo scorso mese di ottobre in risposta al caso Boeing-Airbus, sembrava avessero impattato non troppo gravemente sul settore, considerato che il 2019 si era chiuso per l'UE a 28 con una perfomance molto positiva sul mercato americano soprattutto per le esportazioni di burro (+21% rispetto al 2018) e formaggi (+4%).

Con la diffusione del Covid-19, l'affermarsi dell'emergenza sanitaria e le conseguenti misure di contenimento dei contagi, lo scenario globale ha subito profondi mutamenti. Nonostante la resilienza dimostrata in altri contesti critici dal settore agroalimentare, la gravità attesa della recessione economica è destinata a incidere significativamente sulla domanda alimentare, in particolare per i prodotti ad alto valore aggiunto e quelli orientati all'esportazione, come appunto i formaggi. 

La filiera italiana

Per quanto riguarda la filiera lattiero casearia nazionale, dopo il significativo recupero registrato lo scorso anno dal mercato all’origine (+6,7% nel 2019 secondo l’indice ISMEA), nel 2020 si sono evidenziati graduali segnali di cedimento che si sono via via accentuati con la diffusione dell’emergenza Covid-19. Nel primo trimestre 2020, infatti, l’indice ISMEA dei prezzi del settore lattiero caseario ha mostrato un calo del 6% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, principalmente a causa della progressiva flessione dei listini dei formaggi duri (-9%) e del latte alla stalla (-5%). In particolare, per le consegne di marzo 2020 gli allevatori italiani hanno mediamente percepito 37,6 euro/100 litri (iva esclusa, senza premi), pari a quasi 3 euro/100 litri in meno rispetto a quanto accadeva un anno fa.

Le minori richieste dei caseifici, dovute in parte alla mancanza di addetti assenti per malattia o per limitazioni agli spostamenti, in parte alle difficoltà di collocamento dei prodotti soprattutto a seguito della chiusura del canale Horeca, hanno generato un’eccedenza di materia prima proprio nella fase di picco delle consegne. Di conseguenza, nel mercato dello spot le pressioni al ribasso sono state ancora più nette rispetto a quanto verificatosi nei contratti di medio-lunga durata, e i listini sulla piazza di Lodi sono scesi anche sotto i 30 euro/100 kg nel mese di aprile.

Scendendo nel dettaglio dei principali prodotti guida, i prezzi dei formaggi grana a denominazione dopo aver toccato il picco nel corso dell’estate 2019 hanno iniziato un progressivo ripiegamento, in parte a causa della crescita continua dell’offerta (+5,1% per il Grana Padano e +1,5% per il Parmigiano Reggiano nel 2019) in parte a causa di una brusca frenata delle esportazioni nei mesi di ottobre e novembre (rispettivamente -8% e -7% su base annua) conseguente all’introduzione dei superdazi USA.
Successivamente, nei primi quattro mesi del 2020, i listini del Parmigiano Reggiano hanno perso mediamente il 20% rispetto su base annua e, seppure più contenuta, una variazione negativa è stata osservata anche per i prezzi del Grana Padano (-11%). Con la diffusione dell’emergenza Coronavirus il mercato dei grana si è, infatti, ulteriormente appesantito, poiché la corsa all’accaparramento da parte delle famiglie verificatosi presso i punti vendita della GDO non è stata in grado di compensare la chiusura del canale Horeca da cui normalmente si realizza circa il 60% del valore dell’intera filiera nazionale ai prezzi finali.

Situazione particolarmente critica anche per i prodotti freschi (soprattutto la mozzarella e latte fresco) e le materie grasse (burro e creme), che sono stati tra i prodotti più colpiti dalla chiusura di ristoranti, pizzerie, bar e pasticcerie.

Sostegno per il settore ed export

Accanto alle misure emergenziali di sostegno, la chiave di volta del mercato nei prossimi mesi sarà rappresentata in particolar modo dalla tenuta delle vendite sui mercati esteri.
Nel 2019 le esportazioni di formaggi e latticini italiani avevano ripreso a correre, facendo registrare il livello record di 3,1 miliardi di euro (+11,2% rispetto al 2018) a fronte di oltre 450 mila tonnellate inviate oltre i confini nazionali (+6,3% rispetto al 2018).

In particolare, performance molto positive sui mercati esteri sono state realizzate da Grana Padano e Parmigiano Reggiano (+14,4% in valore e +2,1% in quantità), formaggi freschi, (+6,9% in valore e +6,8% in quantità), formaggi grattugiati (+17,3% in valore e +8,9% in quantità) e Gorgonzola (+3,8% in valore e in quantità), con risultati entusiasmanti in tutti i principali mercati di sbocco e un recupero addirittura a due cifre in destinazioni cruciali come la Germania e gli Stati Uniti (rispettivamente +12% e +19% in volume).

Molto positivo è stato anche l’esordio del 2020 per le esportazioni di formaggi italiani (+11% in volume e +12 % in valore rispetto al bimestre gennaio-febbraio 2019), ma i risultati finali dell’annata potrebbero risultare fortemente compromessi dalle difficoltà logistiche e dal protrarsi della chiusura della ristorazione all’estero, cui sono prevalentemnete indirizzati i prodotti di alta gamma del made in italy caseario.

A livello globale l’equilibrio del mercato sarà influenzato in primo luogo dalla ripartenza della domanda, soprattutto da parte della Cina che negli ultimi anni ha rappresentato l’ago della bilancia per le dinamiche del settore lattiero caseario. Dopo la chiusura imposta dalla pandemia, la ripresa delle importazioni cinesi potrebbe, infatti, essere innescata da una maggiore richiesta di lattiero caseari dettata da un cambiamento delle abitudini alimentari raccomandata dalle autorità locali.

La Commissione Europea, intanto, ha introdotto misure eccezionali per ridurre l’offerta comunitaria di lattiero caseari attraverso aiuti all’ammasso privato dei formaggi e del burro.

A livello nazionale, il calo degli ordini del primo trimestre, determinato soprattutto dalla chiusura dell’Horeca, e il conseguente aumento delle scorte hanno fortemente minato la fiducia degli operatori dell’industria lattiero casearia nazionale (Indice ISMEA del Clima di Fiducia- ICF). Molto pessimistiche le attese per il secondo trimestre dell’anno sia con riferimento all’economia nazionale sia riguardo all’andamento delle vendite e della produzione, che potrebbe subire un rallentamento anche per il rispetto delle norme anticontagio.

Nelle ultime settimane diverse sono state le iniziative emergenziali su scala regionale finalizzate al sostegno degli operatori della filiera, come l’aumento del fondo indigenti per gli stock di latte uht, ma per la ripresa della filiera molto dipenderà dal rilancio dei consumi interni, con la graduale uscita dalla fase di lockdown, la progressiva riapertura delle attività di ristorazione e la sospirata ripresa dei flussi turistici.

Fondamentale sarà anche il consolidamento delle posizioni acquisite sui mercati esteri, nonché l’apertura di nuovi sbocchi, non dimenticando che i formaggi italiani si collocano in una fascia alta di mercato, che potrebbe essere la più penalizzata dall’incombente crisi economica mondiale. Oppure, al contrario, reggere.

Report TENDENZE LATTIERO-CASEARIE


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