Latticini: sospese 3 attività in Emilia Romagna

Latticini: sospese 3 attività in Emilia Romagna

Nel primo trimestre dell'anno i NAS di Bologna hanno intensificato la vigilanza nelle provincie di Bologna, Ferrara, Ravenna, Rimini e Forlì-Cesena. Riscontrate numerose e gravi irregolarità

Notizie dal mondo agroalimentare:
prodotti, mercati, tecnologie, processi di filiera

19

Maggio
2017

Da gennaio a marzo 2017, i carabinieri dei Nuclei Antisofisticazioni di Bologna hanno condotto un’attività di controllo e vigilanza più intensa del solito presso la filiera produttiva del settore lattiero-caseario dell'Emilia Romagna. Nel corso delle attività ispettive, che hanno interessato oltre 40 aziende, sono stati perseguiti importanti risultati volti alla tutela del consumatore. Nello specifico a seguito dei controlli che hanno interessato aziende operanti nella produzione e commercializzazione di latte, latticini, formaggi e derivati del latte destinati anche al settore dolciario, è stato possibile riscontrare numerose irregolarità, alcune anche gravi che hanno portato a:

  • tre sospensioni di attività del valore complessivo di 8.000.000 di euro  (1 in provincia di Ravenna; 1 in provincia di Forlì-Cesena; 1 in provincia di Rimini);
  • sequestro di circa 500 kg di materie prime, starter di attivazione di fermentazione, fermenti lattici e altri additivi, aventi scadenza superata anche da molti anni, del valore di circa 50.000 €, destinati ad essere impiegati nella realizzazione di decine di tonnellate di mozzarelle, formaggi e yogurt;
  • dieci sanzioni amministrative elevate per un importo complessivo di 17.000 €;
  • sei aziende segnalate alle competenti AUSL.

In particolare, in tre caseifici della Romagna, si poteva ravvisare la consuetudine di stampare in etichetta dei formaggi freschi, sempre la massima durata di scadenza oscillante tra i 15 ed i 25 giorni, a prescindere dal fatto che le referenze venissero immesse in commercio appena prodotte o nell’ultimo giorno utile prima della loro reale scadenza. Invece presso uno stabilimento del Forlivese veniva utilizzato per la produzione di formaggi, un edificio, in fase di realizzazione per l’ampliamento dell’azienda, privo dei requisiti igienici e della prevista agibilità. Nel medesimo stabilimento si individuava e vincolava uno stock di yogurt alla frutta appena realizzato con confetture già scadute da tempo.
Nel ravennate, i laboratori di produzione e stoccaggio dei latticini risultavano versare in condizioni igienico-sanitarie e strutturali critiche, con celle frigo vetuste e invase da muffe, oltre a intonaci cadenti dai soffitti proprio sopra i formaggi freschi in attesa di confezionamento.
In un caseificio del bolognese, oltre a ravvisare pesanti criticità strutturali delle barriere che dovrebbero impedire l’accesso di insetti e infestanti nello stabilimento, si ravvisava la consuetudine dei casari a fumare e gettare i mozziconi di sigarette nei laboratori di produzione e nelle sale di stagionatura dei formaggi.
In un'azienda del riminese vigeva l’abitudine, in assenza di idonea procedura o metodica certificata e testata, di riabilitare e procrastinare metodicamente le scadenze dei propri prodotti e delle materie prime, dopo il superamento della scadenza imposta all’origine.

Analogo monitoraggio è stato effettuato anche nell’estate dello scorso anno, a seguito del quale presso aziende casearie del bolognese, veniva riscontrata la realizzazione di latticini freschi con l'utilizzo di fermenti lattici già scaduti. In quella occasione furono sottoposti a sequestro circa 11 tonnellate di formaggio fresco, oltre a circa 900 litri di latte già additivato con fermenti scaduti, per un valore complessivo superiore a 100.000 euro.


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