Latte, finalmente aumentano i prezzi

Latte, finalmente aumentano i prezzi

Il valore alla stalla è salito in Europa e in Italia a causa della siccità che ha ridotto foraggi e produzione. Il mercato dovrebbe rimanere positivo ma pesano i dazi doganali e il rallentamento della domanda cinese

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Notizie dal mondo agroalimentare:
prodotti, mercati, tecnologie, processi di filiera

29

Ottobre
2018

Stando all'ultimo rapporto ISMEA, a partire dal mese di giugno 2018 il prezzo del latte alla stalla ha evidenziato lievi aumenti su base mensile, pur restando nettamente inferiore ai livelli registrati lo scorso anno. Il prezzo rilevato per le consegne di latte crudo effettuate sul territorio nazionale si è attestato su un livello medio di 36,4 euro/100 litri, con un aumento del 2% rispetto alla quotazione minima registrata a maggio. Per i prossimi mesi il mercato dovrebbe rimanere su terreno sostanzialmente positivo, ma per comprendere le dinamiche che interessano il settore è importante avere una visione più ampia tenendo conto che il latte, al pari dei cereali e di altre commodity, ha assunto una connotazione mondiale.

A livello nazionale l’aumento dei prezzi alla stalla è stato innescato da una flessione delle consegne ai caseifici durante l’estate, decisamente più intensa rispetto al calo stagionale atteso: sulla base di dati Agea si sono evidenziati un -3% a luglio e -13% ad agosto su base tendenziale che hanno determinato un modesto +0,5% nel cumulato dei primi otto mesi del 2018 a fronte del +3,7% di fine 2017.

Il clima

La siccità, che ha interessato anche vaste aree del Nord e Centro Europa, ha ridotto le disponibilità foraggere facendo lievitare i prezzi delle materie prime destinate all’alimentazione del bestiame, che rappresenta oltre i 2/3 dei costi di produzione delle stalle da latte. Sulla base dell’indice Ismea, nei primi otto mesi del 2018 i prezzi dei mezzi correnti di produzione per gli allevamenti bovini da latte sono mediamente cresciuti di quasi 9 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, trainati dai prezzi dei mangimi (+12%) e dagli aumenti registrati dai prodotti energetici (+8%).

La minore produzione nei mesi estivi ha determinato un maggiore ricorso alle importazioni di latte in cisterna: in particolare i flussi relativi ai primi sette mesi del 2018 rivelano una lieve crescita (+1% in volume), dopo cinque anni di continue contrazioni, soprattutto per gli acquisti da Germania (+10% rispetto a gennaio-luglio 2017), Slovenia (+14%) e Austria (+30%).

In Italia

Il mercato nazionale dei derivati del latte resta assestato su una situazione di prudenza. In particolare, il Parmigiano Reggiano, che aveva fatto registrare qualche segnale di aumento in apertura d’anno, ha proseguito fino a settembre con listini praticamente invariati, facendo registrare complessivamente un aumento rispetto ai primi nove mesi del 2017 pari a circa l’1,5% per il prodotto più giovane (stagionatura 12 mesi).
Anche il Gorgonzola, dopo il calo registrato a maggio, si è stabilizzato a 5,45 €/kg fino a settembre, con un aumento di un solo punto percentuale rispetto allo scorso anno.
Andamento differente per il Grana Padano che ha evidenziato uno scarto negativo rispetto ai primi nove mesi dello scorso anno di oltre il 10%, registrando a marzo il livello più basso degli ultimi cinque anni (6,11 €/kg per il prodotto fino a 9 mesi di stagionatura).
Dopo il picco raggiunto proprio a settembre 2017, i listini del burro sulla scia di quanto avvenuto a livello europeo si sono progressivamente abbassati con una variazione di ben 32 punti percentuali rispetto a un anno fa.

Nel mondo

Anche a livello mondiale si sta registrando una crescita del prezzo del latte e, in particolare, nell’Unione a 28 le stime per il mese di settembre divulgate dalla Commissione europea (34,3 euro/100 kg) indicano una variazione del +2% su base mensile, come conseguenza di un’offerta di latte meno abbondante. La siccità registrata nei paesi del Nord Europa e la conseguente carenza di foraggi ha rallentato il ritmo di crescita della produzione di latte aggregata dei 28 Stati membri (+1,5% nel periodo gennaio-agosto), in particolare a causa della flessione nei Paesi Bassi (-1,6%) e della battuta d’arresto registrata in Irlanda (+0,1%).

I prodotti caseari

Sul fronte dei derivati, invece, il mercato europeo sta risentendo del rallentamento delle esportazioni verso la Cina. I prezzi delle polveri magre sono calati di oltre il 30% nei primi nove mesi del 2018, a causa degli abbondanti stock comunitari e della contrazione della domanda asiatica; in calo anche i prezzi dei formaggi (edamer -12% nel periodo gennaio-settembre) a causa della spinta competitiva esercitata sui mercati esteri da parte del prodotto americano, con gli USA che hanno incrementato le proprie esportazioni di formaggi del 5% rispetto a gennaio-agosto 2017.
Dopo i livelli record della scorsa estate e il ripiegamento nella prima parte del 2018 a causa della pressione competitiva esercitata dai prodotti neozelandese e statunitense, i prezzi del burro si sono assestati sui 5,50 euro/kg nel mese di settembre facendo registrare nel cumulato annuo una variazione in lieve crescita (+0,6% per il prodotto tedesco e +1,4% per quello francese) grazie anche agli stoccaggi azzerati nei magazzini UE.

L'export

Le esportazioni UE verso i Paesi terzi hanno evidenziato, nei primi otto mesi dell’anno, un segno negativo per tutti i principali prodotti: burro, -13% rispetto a gennaio-agosto 2017; latte intero in polvere, -15%; formaggi -1%; latte in povere scremato -1%.
Gli USA rimangono il principale mercato di sbocco per i formaggi europei, nonostante il 7% in meno rispetto allo scorso anno, seguiti da Giappone (+13%) e Svizzera (+4%).
La contrazione delle esportazioni di burro è imputabile in parte alle ridotte disponibilità comunitarie, con gli stock ormai azzerati, e in parte ai minori acquisti da parte di Arabia Saudita (-12%) e Cina (-10%).
Il calo delle esportazioni di polveri magre (-1%) è stato determinato dai minori acquisti di tutti i principali clienti asiatici (Indonesia -26%, Filippine -35%, Vietnam -28%) e dalla maggiore competitività del prodotto oceanico.


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