La ricerca al servizio della sostenibilità

La ricerca al servizio della sostenibilità

Il suolo e l'acqua sono risorse non rinnovabili. Le emissioni climalteranti non diminuiscono. Nel 2050 la popolazione aumenterà del 60%. Agricoltura e allevamento devono necessariamente rinnovarsi

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Notizie dal mondo agroalimentare:
prodotti, mercati, tecnologie, processi di filiera

01

Marzo
2019

L’agricoltura mai come ora si trova di fronte a sfide complesse e necessarie. Produrre di più e in maniera sostenibile, salvaguardando la diversità degli ecosistemi, la fertilità del suolo, la qualità dell'aria e delle acque e soddisfare la crescente domanda di cibo con prodotti di qualità, sani e nutrienti, in un contesto climatico alterato sono solo alcune delle domande a cui la ricerca deve rispondere. Di questo si è discusso a Roma, presso la Palazzina dell’Auditorio, durante un’intensa due giorni dal titolo “Raccogliere i benefici della scienza per la sostenibilità nella produzione agricola primaria”. L’iniziativa, organizzata dal CREA insieme all'Accademia dei Lincei e all'Accademia dei Georgofili, è stata dedicata al contributo della conoscenza scientifica allo sviluppo di sistemi agricoli sostenibili, ma ad elevata produttività. Per il CREA sono intervenuti Michele Pisante, Consigliere di Amministrazione, Alessandra Gentile, Vice Presidente e Marcello Mastrorilli, ricercatore del Centro Agricoltura e Ambiente.

Senza ricerca e senza innovazione tecnologica non è possibile attuare una corretta gestione delle risorse non rinnovabili come il suolo e l’acqua, o ridurre le emissioni climalteranti con tecniche innovative e buone pratiche in agricoltura e nell’allevamento, o sviluppare nuove varietà che si adattino al mutato contesto climatico.

Una gestione sostenibile del suolo comporterebbe un aumento del 56% delle produzioni a fronte di una popolazione che nel 2050 sarà aumentata del 60% (stime FAO). Nei primi 5 cm, infatti, vive oltre il 90 % della biodiversità del Pianeta, costituito da microrganismi che regolano gli elementi nutritivi e, di conseguenza, la fertilità del terreno, indispensabile per la capacità produttiva di cibo.

La tutela del suolo passa, quindi, attraverso tecniche che favoriscano la conservazione della sostanza organica del terreno, l’incremento della biodiversità, la fertilizzazione sostenibile con prodotti di nuova generazione provenienti da biomasse agricole e da scarti delle produzioni primarie e un approccio integrato con le tecnologie digitali di precisione.

Una gestione sostenibile del suolo - ha sostenuto nel suo intervento Marcello Mastrorilli, ricercatore del CREA Agricoltura e Ambiente - ha ricadute positive anche sull’acqua. Infatti, un suolo sano e nutrito riesce a trattenerla di più e a ridurne le perdite che avverrebbero attraverso l’evaporazione, il drenaggio e il ruscellamento.
L’uso efficiente dell’acqua implica, però, l’irrigazione sostenibile, che prevede appunto tecniche agronomiche finalizzate al mantenimento della fertilità dei suoli nonché appropriate sistemazioni idrauliche.
Si tratta, insomma di un insieme di opere e di interventi tecnici che regolano i flussi di acqua, di fondamentale importanza per la salvaguardia del territorio, della fertilità del terreno e degli impianti agricoli. In questa direzione, infatti, vanno sia le tecniche di agricoltura conservativa sia le innovazioni tecnologiche dell’agricoltura digitale.


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