La PAC del futuro: meno fondi, più aiuti alle PMI

La PAC del futuro: meno fondi, più aiuti alle PMI

Dalle proposte di legge, ancora in bozza, si ha notizia del taglio al tetto massimo di contributi per azienda agricola (60mila euro). I singoli Paesi saranno anche chiamati a elaborare piani specifici per i settori ortofrutta, vino, olio, miele

Notizie dal mondo agroalimentare:
prodotti, mercati, tecnologie, processi di filiera

26

Aprile
2018

Un comunicato dell'ANSA ha appena rivelato alcuni dettagli delle bozze dei regolamenti sulla futura Politica Agricola Comune: piani nazionali molto articolati per la sua applicazione, un tetto massimo di 60mila euro l'anno per gli aiuti alle aziende. Le tre proposte legislative (quasi 200 pagine tra norme su aiuti diretti e sviluppo rurale, organizzazione dei mercati e regole orizzontali), a meno di colpi di scena, saranno presentate il 31 maggio dall'Esecutivo UE. I testi sono attualmente all'esame dei servizi della Commissione e potrebbero subire modifiche.

Al momento, si prevede un tetto massimo di 60mila euro per gli aiuti alle aziende, al netto dei salari e delle altre spese per il personale: questo significa escludere dal sostegno le aziende più grandi. L'idea di fissare un limite massimo per i singoli aiuti, il cosiddetto capping, che la Commissione insegue in forme diverse dalla fine degli anni '90, ha due obiettivi. In primo luogo è un espediente per ridurre la spesa PAC, che nella proposta di bilancio Ue 2021-2027 attesa per il 2 maggio potrebbe subire un taglio del 6%. In secondo luogo il tetto, affiancato da una misura obbligatoria sulla redistribuzione dell'aiuto per ettaro, dovrebbe garantire un equilibrio maggiore nell'erogazione dei fondi a favore delle aziende più piccole.

L'azione della nuova PAC dovrà svilupparsi su nove obiettivi comuni a livello UE. A quelli tradizionali, come il sostegno al reddito degli agricoltori e la food security, si aggiungono aspetti nuovi, come la risposta alle aspettative della società su cibo e salute. Su questi obiettivi comuni, i singoli Paesi dovranno costruire piani di sostegno nazionali piuttosto dettagliati, che Bruxelles approverà e sulla cui applicazione vigilerà. A prima vista, non sarà un compito semplice per le amministrazioni nazionali di Paesi come Italia, Germania o Spagna, dove le competenze agricole fanno capo alle regioni.

Starà alle amministrazioni centrali decidere, entro limiti fissati da Bruxelles, la definizione di "giovane agricoltore", o agricoltore "vero" quali beneficiari degli aiuti. I Paesi dovranno anche preparare piani specifici per settori come ortofrutta, vino, olio d'oliva e apicoltura e decidere come distribuire la dotazione finanziaria nazionale degli aiuti diretti (il 70% della spesa PAC), suddivisa tra un pagamento di base, un pagamento complementare per i giovani, il già citato aiuto redistributivo per le piccole aziende e uno schema volontario per il clima e l'ambiente.


Condividi su: