La contrattualistica nel settore alimentare: un utile strumento per la regolamentazione e la gestione della filiera

La contrattualistica nel settore alimentare: un utile strumento per la regolamentazione e la gestione della filiera

“Il contratto è l’accordo di due o più parti per costituire, regolare o estinguere tra loro un rapporto giuridico patrimoniale”. Così recita l’art. 1321 del Codice civile. Parte da qui l'excursus applicato al settore agroalimentare dell'avvocato Chiara Marinuzzi

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Notizie dal mondo agroalimentare:
prodotti, mercati, tecnologie, processi di filiera

22

Ottobre
2019

A cura dell'Avvocato Chiara Marinuzzi
Studio Legale Avv. Gaetano Forte
Diritto penale agroalimentare, sicurezza alimentare e informazioni ai consumatori


I motivi per cui redigere un contratto scritto nell’ambito dei rapporti privati tra operatori del settore alimentare sono innumerevoli. Il contratto avendo “forza di legge” fra le parti, consente di definire in modo dettagliato, e con parametri anche più stringenti rispetto alla legge, le esigenze concrete delle parti. Una corretta ed esplicita individuazione delle reciproche responsabilità può peraltro essere utile strumento per gestire i rischi derivanti dall’inadempimento e i conseguenti contenziosi. Ciò in particolare nell’ambito dei rapporti internazionali che spesso implicano un delicato equilibrio tra le diverse normative dei Paesi dei contraenti. Fermo restando che in caso di mancanza di accordi specifici, esistono apposte convenzioni e clausole commerciali di rilievo internazionale, che risultano fondamentali per la gestione delle eventuali controversie.
Inoltre un’adeguata disciplina dei rapporti contrattuali tra soggetti diversi ma ugualmente protagonisti si traduce in una maggiore tutela della sicurezza alimentare; si pensi ai capitolati di acquisto redatti nell’ambito dei contratti di fornitura in conto terzi, che costituiscono la tipologia contrattuale maggiormente utilizzata per le private label.
Peraltro in tale contesto la problematica connessa alle diverse responsabilità degli operatoti coinvolti, sia per quanto attiene alla gestione delle informazioni ai consumatori, sia per quanto concerne la gestione della sicurezza alimentare, è estremamente fluida e talvolta soggetta a interpretazioni diverse. Certo è che nel corso del tempo, nel caso di private label, il titolare del marchio è sempre più spesso chiamato in causa a fronte di non conformità del prodotto anche sotto il profilo igienico sanitario, pur non essendo lo stesso il produttore dell’alimento.

Particolare attenzione nel mondo dei rapporti commerciali richiede l’e-commerce, foriero di problematiche per quanto attiene ai diversi soggetti interessati e che con il Reg. UE 1169/2011sulle informazioni ai consumatori sugli alimenti ha previsto in particolare che le informazioni obbligatorie sugli alimenti debbano essere disponibili prima della conclusione dell’acquisto e debbano apparire sul supporto della vendita a distanza o fornite mediante qualunque altro mezzo adeguato chiaramente individuato dall’operatore del settore alimentare, fermo restando che tutte le indicazioni obbligatorie devono essere disponibili al momento della consegna.

Non meno significative saranno le novità per quanto concerne lo smart contract (introdotti da DL 135/2019 convertito nella Legge 12/2019) che è “un programma per elaboratore che opera su tecnologie basate su registri distribuiti e la cui esecuzione vincola automaticamente due o più parti sulla base di effetti predefiniti dalle stesse”. Gli smart contract soddisfano il requisito della forma scritta previa identificazione informatica delle parti interessate; per capire come funzioneranno tuttavia occorre attendere i decreti attuativi.

La possibilità di disporre di registri distribuiti e di sistemi di blockchain, anche in un’ottica di tutela dalle frodi, diventa fondamentale per tutelare il business oltre che la collettività.

Dal punto di vista contrattuale, il settore alimentare è stato peraltro oggetto di recente attenzione da parte del legislatore comunitario che ha emanato la direttiva UE 2019/633 in materia di pratiche commerciali sleali nei rapporti tra imprese nella filiera agricola e alimentare. Si tratta di un importante testo normativo, che deve essere ancora recepito in Italia, con cui si introduce un livello minimo di tutela comune nell'Unione europea allo scopo di contrastare le pratiche che si discostano dalle buone pratiche commerciali, che sono contrarie ai principi di buona fede e correttezza e sono imposte unilateralmente da un partner commerciale alla sua controparte nelle relazioni tra acquirenti e fornitori lungo la filiera agricola e alimentare. La direttiva definisce un elenco minimo di pratiche commerciali sleali vietate, stabilendo norme relative all'applicazione di questi divieti e disposizioni per il coordinamento tra le autorità di contrasto.

Infine il contratto risulta di primaria importanza anche nell’ambito della valutazione della responsabilità penale dell’operatore a fronte di non conformità di prodotto sotto il profilo della sicurezza alimentare nonché della presentazione al consumatore: la possibilità di dimostrare nell’ambito di un giudizio penale, la corretta gestione dei rapporti con fornitori e clienti, è indubbiamente un elemento strategico per la difesa.

Conclusioni

In sostanza, la contrattualista nel settore alimentare si profila come chiave di volta per la corretta gestione dei rapporti della filiera non più confinata alla mera regolamentazione dei diritti e doveri delle parti, ma votata a una più ampia funzione di garanzia stessa della filiera. 
Questi e altri temi saranno puntualmente approfonditi durante il corso La contrattualistica nel settore alimentare. Focus su private label, vendita all’estero, pratiche sleali, inadempimenti che si svolgerà a Milano il prossimo 28 novembre 2019. A cura di In_Formare.


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