L’origine degli alimenti: novità in vista

L’origine degli alimenti: novità in vista

L’indicazione dell’origine degli alimenti è un nodo gordiano per il legislatore italiano e fonte di ripetuti screzi con l’Unione europea. Il Reg. UE 2018/775 ha introdotto una nuova disciplina. L'avvocato Chiara Marinuzzi ne approfondisce gli aspetti applicativi

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Notizie dal mondo agroalimentare:
prodotti, mercati, tecnologie, processi di filiera

22

Maggio
2019

A cura dell'Avvocato Chiara Marinuzzi
Studio Legale Avv. Gaetano Forte
Diritto penale agroalimentare, sicurezza alimentare e informazioni ai consumatori


L’obiettivo di salvaguardare e tutelare il patrimonio alimentare nazionale ha prodotto vari provvedimenti normativi che spesso sono naufragati perché incompatibili con la legislazione europea o perché emanati senza attenersi alle stringenti procedure di notifica richieste per l’adozione delle c.d. “norme tecniche”.
Un passo avanti verso la discovery dell’origine è arrivato dall’art. 26 Reg. Ue 1169/11 che, già dal 2014 (data in cui è divenuto applicabile), ha reso obbligatoria tale indicazione “nel caso in cui l'omissione di tale indicazione possa indurre in errore il consumatore in merito al Paese d'origine o al luogo di provenienza reali dell'alimento, in particolare se le informazioni che accompagnano l'alimento o contenute nell'etichetta nel loro insieme potrebbero altrimenti far pensare che l'alimento abbia un differente Paese d'origine o luogo di provenienza”. Rispetto a tale principio generale, in realtà già desumibile dalle disposizioni in materia di pratiche commerciali scorrette o dalle stesse norme penali a tutela delle frodi in commercio (tra cui anche la legge 350/2003 art. 4 comma 49 che disciplina il “made in Italy”), il Reg. Ue 1169/11 fa un ulteriore passo avanti, imponendo, nel caso in cui il Paese d'origine o il luogo di provenienza di un alimento venga indicato e non sia lo stesso di quello del suo ingrediente primario, di indicare anche il Paese d'origine o il luogo di provenienza di tale ingrediente primario, oppure di evidenziare che il Paese d'origine o il luogo di provenienza dell'ingrediente primario è diverso da quello dell'alimento.
Le modalità applicative di tale disposizione sono state definite solo il 29.05.2018 con l’emanazione del Regolamento 775/2018 che diverrà applicabile il 1° aprile 2020.

Si ricorda in primis che sono escluse dal campo di applicazione le denominazioni usuali e generiche contenenti termini geografici che indicano letteralmente l'origine, ma la cui interpretazione comune non è un'indicazione dell'origine o del luogo di provenienza dell'alimento. Vi sono invece casi rientranti nell'ambito di applicazione dell'articolo 26, paragrafo 3, del regolamento (UE) n. 1169/2011 ma per cui verrà esaminato in seguito il modo in cui indicare l'origine dell'ingrediente primario, e sono pertanto al momento esclusi dall’area del provvedimento in esame. Tali casi riguardano le:

  • indicazioni del Paese d'origine o del luogo di provenienza di un alimento che fanno parte delle denominazioni di prodotto protette in quanto indicazioni geografiche a norma dei Regolamenti n. 1151/2012, n. 1308/2013, n. 110/2008 o n. 251/2014;
  • indicazioni del paese d'origine o del luogo di provenienza di un alimento che fanno parte dei marchi d'impresa registrati (peraltro su tale materia vi sono state aspre contestazioni soprattutto in relazione al problema dell’italian sounding).
Interpretare la norma

La norma è in realtà foriera di problemi interpretativi su cui la stessa Commissione europea sta riflettendo, congiuntamente alle diverse associazioni di categoria, al fine di fornire chiarimenti.
Si sta ad esempio cercando di definire quali siano le indicazioni usuali e generiche e, da alcune parti, si ipotizza di stilare un elenco da parte degli Stati membri.

Parimenti va compreso come dovranno essere trattati i prodotti tipici che, in Italia, sono oggetto di una regolamentazione ad hoc, che prevede la pubblicazione annuale di un elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali. O ancora va precisato come devono essere interpretati i termini “made in” “prodotto in “ “imballato in”.

Non meno significativo è il tema del richiamo a personaggi o altri simboli nazionali, ferma restando la particolare attenzione che ovviamente dovrà essere data all’uso di bandiere, effigi, colori, paesaggi e altro ancora.

“Risolti” questi temi, il successivo passaggio relativo all’indicazione dell’origine o provenienza dell’ingrediente primario, apre nuovi scenari: infatti è vero che per «ingrediente primario» s’intende “l’ingrediente o gli ingredienti di un alimento che rappresentano più del 50 % di tale alimento o che sono associati abitualmente alla denominazione di tale alimento dal consumatore e per i quali nella maggior parte dei casi è richiesta un’indicazione quantitativa”, ma è anche vero che, analizzando le singole fattispecie, cruciali dubbi possono riguardare l’uso di un criterio meramente quantitativo o anche qualitativo, il margine discrezionale dell’operatore, i casi di prodotto con più ingredienti primari.

In sostanza, le nuove norme in materia di indicazione dell’origine e della provenienza degli alimenti, e la conseguente indicazione dell’origine dell’ingrediente primario, laddove diverso dall’origine o provenienza vantata, implica una serie di passaggi e verifiche non sempre di immediata soluzione. In tale contesto indubbiamente ogni valutazione dovrà poi essere rapportata alla singola confezione in cui la posizione delle informazioni, l’uso di caratteri, le modalità di presentazione delle immagini possono connotare in modo estremamente diverso lo stesso messaggio.
Gli operatori sono già al lavoro, in attesa di chiarimenti dalla Commissione europea.

L'approfondimento di tali e tanti argomenti sarà condotto durante un seminario in programma a Milano il prossimo 14 giugno dal titolo "L’origine e la provenienza dei prodotti alimentari. Indicazioni obbligatorie e volontarie. Il nuovo Reg. UE 775/18 e i nuovi obblighi per gli operatori. Normative comunitarie e nazionali a confronto".


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