L’olio italico divide la filiera

L’olio italico divide la filiera

L’Associazione dell’industria olearia guarda con perplessità la proposta presentata nell’accordo Federolio-Coldiretti che punta a valorizzare un blend con il 50% di olio italiano

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04

Luglio
2018

"Una proposta che non aiuta il consumatore e che divide il settore oleario": Assitol, l’Associazione italiana dell’industria olearia, giudica così l’iniziativa del cosiddetto olio italico, un blend con una percentuale di extravergine italiano, promossa dall’accordo Federolio-Coldiretti.

“Siamo sostenitori del blending, che è un asset importante dell’industria olearia ma - spiega Anna Cane, presidente del Gruppo olio d’oliva dell’Associazione - la proposta dell’italico, così com’è stata disegnata, suscita molte perplessità nella filiera e rischia di mandare ancora più in confusione il consumatore."

Per Assitol, la tutela del 100% italiano deve seguire altre strade. “La valorizzazione dell’extravergine nostrano - osserva la presidente Cane - si gioca secondo i principi della qualità, della genuinità, della tracciabilità e della sicurezza alimentare. Inoltre, in piena crisi di consumi, è indispensabile una narrazione positiva sull’extravergine, spesso vittima di un’informazione di sapore scandalistico”.

“Guardiamo con interesse a qualsiasi iniziativa di valorizzazione dell’extravergine - conclude la presidente del gruppo olio d’oliva di Assitol - a patto però che sia inclusiva e aperta. Per questa ragione, ribadiamo il ruolo della FOOI, la nuova Interprofessione, rifondata per unire, non per dividere, le diverse anime dell’olio d’oliva.”

Federolio rimane stupita da queste dichiarazioni, considerato che non più tardi del mese di febbraio proprio Anna Cane, esprimeva in un articolo pubblicato sul quotidiano Italia Oggi un identico concetto pro italico: “Un prodotto, frutto di blend con una percentuale minima del 30% di olio italiano, approvato da un claim ad hoc".

Il nome italico era stato usato proprio da Assitol, perciò stupisce la presa di posizione contro questo accordo, considerato che Federolio e Unaprol hanno parlato di un 50% di olio italiano garantito mentre Assitol si era fermata al 30%.

Rispetto a quello che è stato definito italico, Federolio tiene poi a precisare che questo prodotto, oltre a contenere il 50% di prodotto nazionale, avrà una componente di olio non italiano che dovrà comunque rispondere a verificabili requisiti di eccellenza; inoltre esso sarà assoggettato a controlli effettivi e severi, per cui sarà qualcosa di diverso rispetto agli attuali blend, a tutela anche del consumatore.

"È però singolare constatare - conclude Federolio - che questi attacchi vengano da organizzazioni olivicole e industriali che siedono al tavolo annuale della FOOI - Filiera olivicola-olearia Italiana, capace solo di alimentare polemiche sterili, anche dopo la sottoscrizione di un accordo importantissimo e di valore storico quale quello che Unaprol e Federolio sono riuscite a concludere, considerando che alla FOOI si sono accontentati di molto meno sul piano dei rapporti tra un’industria olearia che si definisce italiana, anche se fortemente rappresentata da una multinazionale spagnola, e il mondo olivicolo italiano."


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