Inflammatory bowel disease, dalla melagrana la chiave per contrastarli

Inflammatory bowel disease, dalla melagrana la chiave per contrastarli

Uno studio ha scoperto che un metabolita microbico derivante dai chicchi di questo frutto riduce la colite e il morbo di Crohn

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15

Gennaio
2019

Sono più di 5 milioni di persone nel mondo colpite da inflammatory bowel disease (IBD), o malattie infiammatorie croniche intestinali, cioè morbo di Crohn e colite ulcerosa, e solo in Italia sono circa 200mila. Si tratta di patologie che hanno un pesante impatto fisico ed emotivo, in grado di condizionare pesantemente la qualità della vita.

Le malattie infiammatorie croniche intestinali sono in aumento ovunque nel mondo, soprattutto nei Paesi dalle economie in maggiore crescita, come la Cina e l’India. Negli ultimi 10 anni la diagnosi di nuovi casi e il numero di ammalati sono aumentati di circa 20 volte.
Le IBD colpiscono con la stessa frequenza i due sessi, con un esordio che in genere si colloca fra i 15 e i 45 anni.
Queste patologie si sono maggiormente diffuse proprio per via dell'industrializzazione e della globalizzazione: a contribuire è la componente ambientale che agisce in maniera ancora ignota e che, insieme alla predisposizione genetica, determina ad un certo punto della vita di un individuo una risposta immunologica abnorme nell'intestino. Ma se influisca maggiormente il cibo, l'inquinamento o qualche altro fattore non si sa: infatti le IBD sono malattie "idiopatiche" ovvero a causa sconosciuta.

Una speranza di migliori cure arriva da una ricerca guidata dall'Institute for Stem Cell Biology and Regenerative Medicine di Bangalore, in India, e dalla University of Louisville, negli USA: individua la chiave per contrastare queste patologie in una molecola, un metabolita microbico che deriva dal melograno, l'urolitina.

L'urolitina e un suo analogo sintetico, aumentando le proteine che rafforzano le giunzioni delle cellule epiteliali nell'intestino, riducono l'infiammazione. Rafforzano la funzione di "barriera" intestinale, considerato che la permeabilità dell'intestino è proprio una delle alterazioni correlate a queste patologie.

Lo studio, pubblicato su Nature Communications, mostra il meccanismo con cui il metabolita microbico e il suo analogo non solo riducono l'infiammazione e ripristinano l'integrità della barriera intestinale, ma proteggono anche contro la colite. "Il ripristino della barriera intestinale e la riduzione dell'infiammazione mediante una piccola molecola forniranno una migliore efficacia terapeutica nel trattamento di queste patologie - evidenzia Praveen Kumar Vemula, uno degli autori della ricerca - Un analogo sintetico supera la limitazione di stabilità che un metabolita microbico pone, aumentando così l'efficacia".

Esperimenti in vitro e in vivo condotti negli studi pre-clinici hanno rivelato che queste piccole molecole riducono la permeabilità intestinale ripristinando la barriera epiteliale.

I ricercatori sono in procinto di creare una start-up e mirano a portare queste molecole nello stadio di trial clinico sull'uomo per sviluppare nuovi trattamenti contro le IBD.

Enhancement of the gut barrier integrity by a microbial metabolite through the Nrf2 pathway


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