"In sciopero per il clima"

La quindicenne svedese da mesi in lotta nel suo Paese per la tutela del clima si è recata a Katowice per stigmatizzare l'assenza dei leader al COP24: "In futuro guarderemo indietro e rideremo di loro o li odieremo"

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04

Dicembre
2018

Greta Thunberg, la quindicenne svedese che si assenta da scuola ogni settimana per protestare contro il riscaldamento globale, si è recata a Katowice, in Polonia, per l'inizio dei lavori della Conferenza Mondiale sul Clima (COP24 - 3 /14 dicembre 2018) e ha tenuto un discorso ad alcuni decisori presenti alla conferenza. A Katowice ci sono 30mila delegati dei Paesi ONU e i capi di Stato di Bulgaria, Svizzera, Slovenia, Montenegro, Macedonia, Fiji, Nepal, che cercheranno di indicare le azioni per un futuro libero da fonti fossili.
Parlando all'Associated Press, la quindicenne ha detto che l'assenza di leader come il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e la cancelliera tedesca Angela Merkel "mostra ciò a cui danno la priorità".

Greta Thunberg, che da mesi protesta contro l'inerzia del suo Paese sui cambiamenti climatici e ogni venerdì lascia la scuola per recarsi davanti al parlamento di Stoccolma, ha detto dei politici non presenti: "In futuro guarderemo indietro e rideremo di loro o li odieremo". Il suo attivismo ha ispirato molte migliaia di studenti fino all'Australia.

G20: la conferma dagli USA

La vigilia del COP24 ha segnato anche la fine dell'ultimo G20 (il Forum dei leader, dei ministri delle finanze e dei governatori delle banche centrali creato nel 1999) svoltosi a Buenos Aires, Argentina. In questa sede è stata confermata la grave spaccatura in riferimento ai cambiamenti climatici: nella dichiarazione finale del G20 si legge come i Paesi firmatari dell'accordo di Parigi, tranne gli USA, confermano che l'intesa è "irreversibile" e gli impegni previsti devono essere "pienamente attuati" pur rispettando le differenze esistenti da Stato a Stato. Nel paragrafo successivo si sottolinea che gli USA ribadiscono la propria decisione di ritirarsi dall'accordo.

COP24: "questione di vita o di morte"

A tre anni dall'accordo di Parigi sul clima, è il momento di decidere le azioni concrete per affrontare il riscaldamento globale, contenere l'aumento della temperatura media globale entro i 2 gradi (meglio 1,5) sino a fine secolo rispetto all'era preindustriale e prevenire eventi naturali estremi. La tappa polacca, lungo la strada verso il 2020, è ritenuta fondamentale perché si prevede un pacchetto di decisioni articolato su tre pilastri:

  • adozione del Rulebook ossia le linee guida per rendere operativo l'Accordo di Parigi;
  • impegno dei governi ad aumentare entro il 2020 gli attuali livelli di riduzione della CO2 (NDCs- Nationally Determined Contributions);
  • adeguato sostegno finanziario ai Paesi più poveri e vulnerabili per far fronte ai loro impegni di riduzione delle emissioni e adattarsi ai mutamenti climatici già in corso.

"Servono impegni di riduzione delle emissioni molto più ambiziosi di quelli sottoscritti a Parigi, in modo da poter raggiungere zero emissioni nette entro il 2050 a livello globale" afferma Mauro Albrizio, responsabile dell'Ufficio europeo di Legambiente e osservatore dei negoziati sul clima, richiamando l'Emissions Gap Report appena pubblicato dall'UNEP (il Programma ambientale dell'Onu) secondo cui bisogna triplicare gli sforzi fatti finora per ridurre le emissioni di gas serra, in modo da raggiungere un livello globale del 55% più basso rispetto a quello registrato nel 2017.

Per Antonio Guterres, Segretario Generale delle Nazioni Unite "quella del clima è già oggi una questione di vita o morte per diverse regioni e Paesi del mondo". Durante il drammatico appello rivolto nel discorso di apertura della Conferenza climatica, Guterres ha affermato che "i Paesi del mondo non stanno reagendo in modo sufficiente e tempestivo per frenare i cambiamenti climatici, che già adesso provocano drammi umanitari".

Il Ministro dell'Ambiente Sergio Costa, presente a Katowice, ha affermato in un tweet che "lo stato di salute del Pianeta ci impone il massimo sforzo e anche di fare presto. Faremo di tutto per innalzare l'ambizione dell'Italia e per trainare gli altri Paesi".

Dagli USA, invece, una voce fuori dal coro trumpiano: Arnold Schwarzenegger, ex governatore della California, anch'esso presente alla cerimonia di apertura, ha detto che "nella difesa dell'ambiente bisogna puntare di più sui leader locali e non solo sui Governi nazionali". Schwarzenegger, rammaricato che il governo degli Stati Uniti abbia voltato le spalle agli Accordi di Parigi, ha sottolineato che questi vengono, di fatto, implementati dai leader delle amministrazioni statunitensi, dal momento che il 70% dell'emissione di CO2 è controllata dai governi locali e dalle città. "L'America non vuol dire un solo leader bensì una moltitudine di leader locali che lavorano sodo per migliorare la qualità dell'aria".

"I cambiamenti climatici sono anche una questione morale e non solo tecnica": lo ha detto il cardinale Segretario di Stato del Vaticano, Pietro Parolin, inviato di papa Francesco alla conferenza COP24. Per la Sede Apostolica il programma della lotta contro il suriscaldamento globale deve avere "fondamenta etiche" e realizzare tre scopi: ribadire e rispettare la dignità umana, diminuire ed eliminare la povertà , attenuare i cambiamenti climatici in modo responsabile.

200 miliardi dalla Banca Mondiale

La Banca Mondiale ha annunciato investimenti per 200 miliardi di dollari nel quinquennio 2021-2025 destinati a sostenere l'adattamento al cambiamento climatico e la riduzione delle emissioni. La cifra raddoppia l'investimento quinquennale stabilito dopo la firma dell'accordo di Parigi sul clima, nel 2015.

L'annuncio si rivolge in prima battuta ai Paesi più poveri e più esposti alle conseguenze del riscaldamento globale. "Il cambiamento climatico è una minaccia esistenziale per i più poveri e vulnerabili del mondo. Questi nuovi target dimostrano quanto seriamente stiamo prendendo il problema, investendo e mobilitando 200 miliardi in cinque anni per combattere il climate change", ha detto il presidente della Banca Mondiale, Jim Yong Kim. Resilienza, sviluppo sostenibile, efficienza energetica, ricorso crescente alle fonti energetiche rinnovabili, nuovi sistemi per la gestione delle risorse idriche, ottimizzazione delle risorse naturali, riduzione delle emissioni inquinanti, promozione dell’economia decarbonizzata (low carbon economy), sviluppo di iniziative smart city (resilient urban planning), progetti di smart agricolture, gestione sostenibile del territorio, inclusione sociale, edilizia green, infrastrutture a basso impatto ambientale e sicure, network di solidarietà e protezione sociale per gli individui più deboli e indifesi: queste le aree di intervento.

"Ci stiamo spingendo a fare di più e ad andare più velocemente sul clima. Chiediamo alla comunità globale di fare lo stesso", ha aggiunto Jim Yong Kim.
"Si tratta di incaricare i Paesi e le comunità per costruire un futuro più sicuro e più resiliente al cambiamento climatico".


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