In Italia più dei 2/3 degli antibiotici venduti va agli allevamenti

In Italia più dei 2/3 degli antibiotici venduti va agli allevamenti

Siamo al terzo posto in Europa nella somministrazione di antibiotici agli 800 milioni di animali allevati per l'alimentazione umana

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19

Ottobre
2016

Legambiente ha diffuso i dati forniti da ECDC (European Centre for Disease Prevention and Control), EFSA (European Food Safety Authority) and EMA (European Medicines Agency) e SIMIT (Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali) secondo i quali il 71% degli antibiotici venduti ogni anno in Italia vengono somministrati agli animali da macello. Questa percentuale colloca l'Italia al terzo posto in Europa per consumo di antibiotici destinati agli animali da allevamento, dopo Spagna e Cipro, e supera di tre volte il consumo della Francia e di cinque quello del Regno Unito. Contemporanemente ogni anno in Italia muoiono fra le 5.000 e le 7.000 persone per resistenza agli antibiotici (dati raccolti da SIMIT, Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali).
Spiega Legambiente: "La zootecnia italiana è in larghissima parte intensiva. A fronte di una popolazione di poco più di 60 milioni di abitanti, alleviamo a scopo alimentare circa 800 milioni di animali ogni anno. Le vacche da latte, per esempio, sono circa due milioni; nel settore avicolo macelliamo più di mezzo miliardo di animali all’anno. Queste vacche sono in stragrande maggioranza a pascolo zero e soltanto per le galline ovaiole sono previste alternative al sistema delle gabbie. Le pessime condizioni in cui sono tenuti gli animali, spinti al limite delle loro possibilità fisiologiche e spesso indeboliti da una selezione genetica che ne aumenta la produttività ma rende fragile il loro sistema immunitario, inducono a un uso massiccio di antibiotici."

Si è ragionato su questo scenario in occasione della firma di un protocollo fra l'associazione ambientalista italiana e la ong internazionale CIWF (Compassion In World Farming), che lotta per la tutela degli animali negli allevamenti. Il protocollo vuole promuovere iniziative a difesa del benessere animale negli allevamenti e contro la zootecnia intensiva. Il documento è stato firmato da Rossella Muroni, presidente di Legambiente e da Philip Lymbery, ceo di CIWF International.

Le due ong chiedono che le istanze delle associazioni che hanno partecipato alla Conferenza nazionale sul benessere animale organizzata dal ministero della Salute a Roma lo scorso aprile siano recepite e inserite nel Piano triennale per il Benessere Animale, che il ministro Lorenzin si è impegnato ad approvare entro il mese di dicembre. Le ong puntano molto sulla sensibilizzazione dei parlamentari italiani ed europei affinché adottino atti legislativi a favore del benessere animale e della sostenibilità ambientale.

Legambiente e CIWF chiedono la valorizzazione di buone pratiche di allevamento estensivo, all'aperto o biologico, e percorsi educativi nelle scuole.

Tra le premesse che sottostanno al lavoro e alle richieste che Legambiente e CIWF Italia intendono portare avanti è importante ricordare che il Trattato di Lisbona riconosce gli animali come esseri senzienti e che gli Stati membri devono tenere pienamente conto delle loro esigenze in materia di benessere, e che il benessere animale è riconosciuto dalla FAO come bene comune fondamentale per lo sviluppo sostenibile del settore zootecnico. Va sottolineato, inoltre, che con benessere animale si intende non solo benessere fisico ma anche psicologico e rispetto dei comportamenti naturali della specie.


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