In Italia meno vegetariani, più vegani

In Italia meno vegetariani, più vegani

La percentuale complessiva si conferma al 7,3%. Qualche vegetariano abbandona, alcuni estremizzano e diventano vegani. Aumentano i consumi dei "senza" anche in mancanza di allergie o intolleranze

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Notizie dal mondo agroalimentare:
prodotti, mercati, tecnologie, processi di filiera

31

Gennaio
2019

Stanno aumentando i consumatori che scelgono una dieta vegana, spesso a spese della quota di vegetariani: in particolare, secondo il 31° Rapporto Eurispes, presentato a Roma e dedicato al tema Riscoprire la qualità, il 5,4% degli italiani è vegetariano, in calo rispetto al 2018 dello 0,8%; e il 4,9% ha sperimentato e poi abbandonato tale stile alimentare. Mentre l'1,9% è vegano (+1% rispetto al 2018). Complessivamente gli italiani vegetariani e vegani sono stabili al 7,3%, a conferma di un dato pressoché invariato negli ultimi sei anni.

Per 1/4 di coloro che hanno scelto una dieta vegetariana o vegana (25,1%), essa rappresenta uno stile di vita; 3 su 10 ritengono abbia benefici sulla salute. Ma il 32,1% di chi ha sperimentato e poi abbandonato, lo ha fatto per avere un'alimentazione più completa. Il 35,7% perché ha sofferto le troppe rinunce.

Una tendenza che desta parecchia perplessità è il successo degli alimenti speciali il cui consumo è slegato dall'effettivo bisogno: 1 italiano su 4 (19,3%) compra prodotti senza glutine, tuttavia solo al 6,4% è stata diagnosticata una intolleranza, mentre il 12,9% li assume senza essere intollerante.
Il 18,6% compra prodotti senza lievito: il 4,6% è stato effettivamente riconosciuto intollerante, a differenza del 14% che ammette di non esserlo.
Il 26% dei consumatori acquista prodotti senza lattosio, ma solo l'8,5% lo fa per una diagnosi di intolleranza.

Il dato più allarmante, conclude la ricerca Eurispes, riguarda l'assunzione di antibiotici: quasi 4 italiani su 10 ammettono di prenderli senza prescrizione medica "qualche volta" (33%) e "spesso" (4,8%). Anche in questo caso, sono più numerose le donne ("spesso" il 6,7% contro il 2,8% degli uomini, "qualche volta" il 34% contro il 32,1%).


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