In Giappone

In Giappone "Seimila anni di vino italiano"

Si chiama così la serie di iniziative diffuse che sta portando fra i giapponesi la tradizione e il gusto di una bevanda antichissima

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08

Ottobre
2018

Risale all'anno scorso una scoperta che ha retrodatato, e di parecchio, l'origine del vino in Italia: la bevanda più arcaica ha seimila anni ed è stata ritrovata in una giara di terracotta dell'età del rame dentro una grotta di Agrigento, per la precisione sul Monte Kronio, vicino al porto di Sciacca. Questo antichissimo vino siciliano smentisce l'ipotesi che la viticoltura italiana fosse iniziata nell'età del bronzo, nel quarto millennio A.C. Il ritrovamento fu della University of South Florida e dell'Università degli Studi di Catania e venne illustrato sul Microchemical Journal.

Da questa scoperta ha preso il nome la campagna promozionale e culturale Seimila anni di vino italiano che si sta svolgendo in diverse città del Giappone. La campagna registra un interesse in costante aumento con l'organizzazione di 68 nuovi eventi ufficiali su tutto l'arcipelago quest'anno, e le aspettative di un ulteriore sviluppo in vista delle Olimpiadi di Tokyo del 2020. "Il programma è ambizioso e ci vede agire sul territorio - sottolinea l'Ambasciatore italiano Giorgio Starace - sfruttando la tradizione antica della produzione di vino italiano, il passato, la ricchezza dei nostri vitigni: quello che i nostri competitor non possono esibire. Siamo molto ambiziosi e intenzionati a batterci duramente con la concorrenza."

L'Italia è pronta a fare la sua parte in vista dell'apertura totale del mercato nipponico a seguito dell'entrata in vigore dell'accordo di libero scambio, quando le bottiglie di vino saranno tra i primi prodotti ad avere un azzeramento delle tariffe. C'è da dire che comunque il valore delle esportazioni di vino italiano nel Paese del Sol Levante è cresciuto del 14,2% nel primo semestre del 2018, a un ritmo più sostenuto della concorrenza dopo il +10,2% del 2017. L'Italia ha raggiunto il Cile al secondo posto tra i Paesi esportatori in Giappone, con il 16,1% della quota di mercato, avvicinandosi alla Francia, in vetta con oltre il 40%. Ma, appunto, si può fare di più. E per questo sono utili le mostre che rappresentano il vino come cultura e tradizione, e componente essenziale dello stile di vita italiano. Abitudini e conoscenze che la fumettista giapponese Mari Yamazaki, autrice dell'iconica immagine di un antico romano che sorseggia vino da un calice moderno, intende promuovere tra i suoi connazionali:

"Conoscendo la cultura culinaria di entrambi i Paesi sono convinta che certi cibi giapponesi potrebbero essere serviti anche con vini italiani, ad esempio il sushi."

"Quello italiano in Giappone è ancora considerato un vino da intenditori e per una cucina di un certo livello, purtroppo non è diffuso a livello popolare".
Per ora.


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