Il vino in carcere

Il vino in carcere

Si impara a fare il vino alla Casa Circondariale di Taranto. Un progetto che durerà tre anni e coinvolgerà circa 10 detenuti

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23

Settembre
2016

Nell’ambito del programma di rieducazione dei detenuti il carcere “Carmelo Magli” di Taranto ha iniziato un progetto di coltivazione della vite per insegnare il mestiere viticultore. L’iniziativa è nata dalla collaborazione con le Cantine San Marzano, la cooperativa di San Marzano di San Giuseppe che raccoglie oltre 1200 viticultori della zona.

La coltivazione, per la produzione di uva da vino, interesserà i terreni agricoli adiacenti alle mura della struttura circondariale, attualmente non produttivi. Tale attività avverrà con l’utilizzo di pratiche agricole tradizionali e con un limitato ricorso alla meccanizzazione, grazie a un percorso formativo sulle attività vinicole per il successivo, e qualificato, inserimento lavorativo dei detenuti in un territorio a forte vocazione enologica. Le bottiglie così prodotte creeranno un’etichetta originale e saranno commercializzate da San Marzano.

“Questo progetto dimostra l’ulteriore impegno della nostra cooperativa in campo sociale e il legame profondo con il proprio territorio e i pugliesi, anche quelli più sfortunati, per cui la cantina sente una responsabilità personale”, sostiene il presidente di Cantine San Marzano, Francesco Cavallo, che ha siglato l’accordo con il direttore del carcere di Taranto, Stefania Baldassari, e il presidente del Centro di ricerca, sperimentazione e formazione in Agricoltura “Basile Caramia” di Locorotondo, Antonio Palmisano.


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