Il ritorno del “re storione”

Il ritorno del “re storione”

Friend of the Sea presenta il progetto di ripopolamento dello storione cobice

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14

Giugno
2018

15.000 esemplari di storione cobice sono stati rilasciati nei principali fiumi del nord Italia. Negli ultimi decenni il crescente inquinamento legato all’industrializzazione, un eccesso di pesca illegale, l’antropizzazione dei corsi fluviali e gli sbarramenti che ne impediscono la risalita, hanno portato lo storione sull’orlo dell’estinzione. Se le specie comune e beluga sono ormai scomparse in territorio italiano, rimangono ancora esemplari di storione cobice, una specie endemica dell’alto Mare Adriatico e dei corsi fluviali che vi sfociano. A causa però di una forte diminuzione degli esemplari selvatici lo storione cobice è stato classificato, dall’Unione Mondiale per la Conservazione della Natura (IUCN), come specie in pericolo critico di estinzione.

Il recupero dello storione cobice è avvenuto nell’arco degli ultimi 20 anni, grazie all’impegno di Fipsas1, dell’acquacoltura Storione Ticino e grazie al contributo di Regione Veneto, Regione Lombardia e Unione Europea. A più riprese, la Fipsas ha immesso nei corsi d’acqua ritenuti idonei 15.000 esemplari dotati di microchip, sia potenziali riproduttori sia giovani, ottenuti con tecniche di riproduzione controllata nell’azienda di acquacoltura Storione Ticino.

Negli ultimi anni sono sempre più numerose le segnalazioni, da parte dei pescatori, di individui non chippati, dunque molto probabilmente, ma non sicuramente, riprodotti in natura.

“La nostra azienda - spiega Sergio Giovannini, amministratore delegato di Storione Ticino - è fornitore esclusivo di giovani storioni cobice. Mio padre, Giacinto Giovannini, è stato il precursore di questi successi e, già negli anni ’70, ha avviato la prima riproduzione artificiale ottenuta con tecnica incruenta degli storioni cobice o dell’Adriatico.”

Leonardo Congiu, Professore Associato presso il Dipartimento di Biologia dell’Università di Padova e Membro World Conservation Sturgeon Society ha sottolineato: “Un grande risultato ottenuto soprattutto per conservare non solo la specie intesa come numero di individui ma anche la sua diversità genetica, che rappresenta il potenziale adattativo necessario per la soppravvivenza della specie”.
Paolo Bray, direttore di Friend of the Sea, rilancia la sfida: “Il successo di questo progetto deve incoraggiarci a replicarlo in altri fiumi e per altre specie in pericolo. È inoltre importante aumentare e migliorare le attività di sensibilizzazione e di formazione dei pescatori sportivi e professionisti, per creare una rete in grado di trasmettere informazioni di ricattura e controllare l'andamento del progetto in termini di obiettivi realizzati”.
M.P.

1. Federazione Italiana Pesca Sportiva e Attività Subacquee

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